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sabato 25 agosto 2018

Empatia


L’empatia è la capacità di sentirci uguali agli altri. Di avvertire che le persone che ci circondano sono esseri umani come noi, che provano emozioni ed hanno bisogni come i nostri. L’empatia è la capacità naturale di metterci nei panni dell’altro.
Esistono (molte) persone che non hanno la capacità di provare empatia più di quanto un daltonico possa distinguere il colore rosso dal verde.
Il contrario dell'empatia è l’egoismo. L'egoista è un'isola in un mare di estranei. L’egoista si sente in credito nei confronti degli altri esseri umani e non è a disagio nel procurare un danno al prossimo, a meno di rischiare di essere scoperto e di doverne pagare il prezzo.
Tutti si è umani, si sbaglia e ci si pente, ma l’egoista si pente di essere stato colto in fallo, non di aver agito “contro”. Se io rubo il portafogli ad un’altra persona, dimostro di non essere capace di empatia, perché il mio gesto non mi provoca il disagio che proverei se il portafogli lo avessero rubato a me.
Se sono infedele al partner, non riesco ad immaginare come mi sentirei se fosse stato lui a tradire me.

L’empatia è la dote più importante da cercare nella persona con cui desideriamo condividere la vita, persino più dell’attrazione, della passione e dell’intesa, perché l’amore vero è empatico.

“L’amore è questa cosa qui, facile facile: rendere felice chi ami” (Diego De Silva)

Sul dichiarare: “Io ti amo”, sulla parola amore, si consuma un equivoco. Perché le persone dicono “ti amo” ma pensano “amami!”. Dicono “ti amo” ma pensano “dammi il tuo amore, la tua attenzione, dammi te stesso”.
Mentre l’amore dovrebbe essere dichiarato attraverso il dare, diviene invece una pretesa di avere.
È dunque facile far credere di amare in un giorno di sole, ma spesso ne rimane a disposizione poco quando piove. L'egoismo è uno dei motivi per cui le coppie (sposate, o anche no) non durano: perché i coniugi amano più sé stessi del compagno. L'egoista fa soffrire.
Far soffrire per amore è una contraddizione. Può pensare di amare chi fa soffrire l’amato? Come si può addirittura arrivare ad uccidere per amore?

Diceva Salomon Burke (un soul man di classe ed anche un pastore di anime): Se non ne sei sicuro, se non te ne senti all’altezza, se non lo senti, non dire “ti amo”. L'altra persona potrebbe crederci. Dì piuttosto “mi piaci”. Dì “ti desidero”. Perché amore è dare, non pretendere. Amore è aggiustare, non distruggere. Amore è restare, non fuggire. Amore è stare dalla stessa parte, non tradire.

L’amore realizza uno stato naturale dell’essere umano: quello di creare una coppia. L’uomo realizza (o realizzava) una coppia per la vita, all’interno della società, per affrontarla in due, nel bene e nel male. L'amore è più stabile, maturo e definitivo dell’innamoramento, che lo precede ed è invece passione e desiderio.
Ad amare si impara, fin dall’infanzia, ed ad amare si insegna. Il partner che non comprende il bisogno dell’altro, la sua necessità di aiuto, che è incapace di perdonare, non è empatico con l’amato ed in realtà non lo ama.
C’è un’altra frase, significativa  e bella, che ho letto su un muro (non ne ho identificato l’autore, ma ho scoperto che è piuttosto nota):

“Siamo persone 
facciamo errori, ce ne scusiamo 
diamo una seconda possibilità
ci abbracciamo
perdoniamo
noi amiamo”

Questa è empatia.

Ci vorrebbe un test, un esame del sangue, in grado di predire se l’altro ci amerà ancora quando ne avremo bisogno. Che ci avvisi se la persona ci amerà al momento di dimostrarcelo.

Anche l’amore può finire. Il dramma della vita è che nulla è per sempre: la giovinezza, i figli, i momenti  felici, i genitori…

“Il tempo prende, il tempo da” (questa è di Guccini).

Perciò l’amore va aiutato, non va dato per scontato; va coltivato con cura come un giardino delicato. Il partner va corteggiato sempre, anche dopo anni. Non dobbiamo mai smettere di essergli riconoscenti e di farglielo sentire (perché nessuno è telepatico). Un matrimonio dove non ci si parla, e non ci si ascolta, è una pianta senza linfa. Un compagno ignorato come se fosse un mobile di casa, un brutto giorno potrebbe non esserci più.

Quanto sono belle le coppie che si amano? E quanto squallore, quanto dolore e quante prospettive di delusione e solitudine si aprono davanti ad una coppia che si separa?



Ma l’innamoramento è un meccanismo imperfetto, ed anche all’amore può capitare di essere sostituito nel nostro cuore da un nuovo amore (non è il caso del traditore seriale, che ogni volta continua ad essere innamorato solo di sé stesso). Del compagno ci si può annoiare e Cupido ci può fuorviare con un coup de foudre ben assestato - ma in questo caso l’errore di valutazione è dietro l’angolo, giusto a pochi passi dal rimpianto. Il tempo che passa può renderci sfuocata la vista e farci confondere l'amore con il batticuore di un’esperienza dal sapore giovanile. Vale la pena di perdere l'amore di una vita per un momento di batticuore? O, invertendo le parti, di perderlo per non saper perdonare un errore?

Ma se anche l’amore può finire, l’empatia no. Non tratterò con disprezzo il compagno che non amo più, e soffrirò per la sua sofferenza. Non lo tratterò con l’impazienza di un oggetto di cui liberarmi in fretta nel cassonetto dei rifiuti ingombranti.
E saper distinguere l’amore che è finito da quello che è scemato per abitudine, può fare la differenza per la nostra felicità futura, perché possiamo lavorare per rinvigorirlo o trasformarlo. La vita è breve e le opportunità sono meno di quelle su cui contiamo.

Come ci cambia la vita incrociare la vita con un compagno (un partner, un socio, un amico…) empatico oppure uno egoista?
Il primo ci accompagnerà, ci sarà d’aiuto, ci renderà felici. Il secondo, prima o poi si manifesterà nemico, come una sposa davanti al giudice nel giorno del divorzio.

martedì 21 agosto 2018

Addio


Otto anni fa entravi nella mia vita, in punta di piedi. Con grazia e leggerezza ti sei presa cura prima del mio lavoro, poi di me. Giorno dopo giorno, sei diventata il mio punto di riferimento e mi hai dato serenità. Poi ci siamo innamorati e l’amore si è trasformato in passione.
In tre anni di intesa profonda sei diventata la donna più importante e l'amore più grande della mia vita. Io e te siamo stati felici ovunque. L’intesa fra di noi era un dono raro. Nelle nostre tante fotografie, i nostri occhi brillano sempre di felicità.
Io ti dicevo: “ti amo” e tu mi rispondevi: “io di più, per sempre”.
Perciò ci siamo scelti come compagni per la vita. Fidanzamento e convivenza non ti bastavano: chi si ama si promette amore eterno e vuole camminare assieme nella vita.

Ci siamo sposati in autunno.

Il matrimonio non è tutto una luna di miele. “Nel buono e nel cattivo” era la formula usata una volta. Si incontrano le difficoltà e si superano con l’amore. È questo il bello di essere assieme anziché soli: superare le difficoltà tenendosi per mano.
Ci eravamo promessi amore eterno, ma già questa mattina ci siamo separati.

Ho due finali per questa storia, scegli quello che preferisci, puoi prenderli anche entrambi.

Il primo è che ti ho persa. Sono immensamente triste per noi e per il nostro progetto di vita. Io avevo creduto in te, nel nostro legame speciale, nel nostro matrimonio, nel vivere e invecchiare assieme. Ma io credo nell'amore: ho cercato il vero amore per tutta la vita.
Il secondo finale è che forse ti eri smarrita ed avevi sbagliato strada. Seguendo me, avevi preso una strada non tua. Il matrimonio, ti sei resa conto, non era dove volevi essere, non era il porto al riparo dalla vita che avevi immaginato. Non è la tua vocazione né la tua destinazione. Oggi sei libera di cercare in autonomia la tua via. Ed io riprendere la mia. Entrambi con un handicap: io l'età ed il cuore spezzato. Tu i tuoi fantasmi.



Questa notte il nostro letto è freddo 
mi sento perduto nell'oscurità del nostro amore 
Dio abbia pietà dell'uomo 
che dubita di ciò di cui dovrebbe essere sicuro

(Bruce Springsteen)

sabato 11 agosto 2018

Dizionario di un discorso amoroso


Roland Barthes è (era) un filosofo francese, nato nel 1915 e morto nel 1980. Il suo libro “Frammenti di un discorso amoroso” è stato dato alle stampe nel 1977. È un libro complesso, letterario e filosofico, tutt’altro che banale, caratterizzato da una quantità sovrapposta di livelli di lettura. Non un libro facile. Eppure è un best seller da quando è uscito, ed ancora oggi, quarant’anni dopo, si trova esposto in primo piano negli scaffali principali di ogni libreria. Perché tanta presa sul pubblico?
Perché si tratta di una delle letture prescelte da ogni cuore infranto. E di cuori infranti ce n’è più che persone sulla Terra.

Per esempio, la dedica di mio pugno sulla mia copia del libro recita: 
«Gaetano, estate 2018, lasciato dalla moglie dopo che lui l’ha allontanata in ogni modo, disperato di averla persa, mentre si consuma nell’attesa del suo ritorno» 

Al livello di lettura più immediato, il libro è un dizionario di “luoghi tipici”, in realtà non dell’amore ma dell’innamoramento. Ed in un mondo dove “il discorso d’amore è di una estrema solitudine, parlato da migliaia di individui ma non sostenuto da nessuno”, leggere un dizionario di luoghi della passione che tutti abbiamo vissuto e sperimentato nel nostro cuore, è di maggior conforto dei frigidi libri di psicologia che sembrano rimproverarci di amare, costringendo l'amore all’interno degli steccati della “ragione”. Ragione che rappresenta tutto l’opposto dell’innamoramento.
Il libro è ancora protetto dai diritti d’autore, dunque non mi è consentito riportarne dei brani senza infrangere la legge. Ciò nonostante mi permetto ugualmente di farlo, citando (prendendomi  qualche libertà) alcune voci che mi piace sottolineare. Confido che nel caso improbabile che l’editore Einaudi se ne avvedesse, voglia prendere la mia iniziativa come una reclame alle vendite e non un furto di parole.

(Nota bene: ho sforbiciato prendendomi qualche licenza. Gli originali sono sul libro).

Abbraccio. Per il soggetto, il gesto dell’abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l’essere amato.

Abito ...indossato nell’intento di sedurre l’amato.

Adorabile. “Nella mia vita, io incontro milioni di corpi; di questi milioni io posso desiderarne centinaia; ma di queste centinaia, io ne amo uno solo”

Affermazione. Il soggetto amoroso afferma l’amore come valore.

Appagamento. Ricerca di ottenere una totale soddisfazione del desiderio implicito nella relazione amorosa.

Attesa. Tumulto d’angoscia suscitato dall’attesa dell’essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere, [messaggi])

Capire. “Voglio capire! (cosa mi sta capitando)”

Catastrofe. Come in un vicolo cieco, il soggetto si vede destinato a una totale distruzione di sé.

Compassione. Un sentimento di compassione nei riguardi dell’oggetto amato ogni volta che lo vede, lo sente o lo sa infelice o minacciato da qualche cosa che è estraneo alla relazione amorosa in sé.

Corpo. Ogni pensiero, ogni emozione, ogni interesse suscitato nel soggetto amoroso dal corpo amato.

Dedica. Il regalo amoroso viene cercato, scelto e comperato in uno stato di grande eccitazione.

Dipendenza. Se io accetto la mia dipendenza è perché non è una debolezza né una meschinità; essa è un segno di forza.

Fading. Prova dolorosa con la quale l’essere amato sembra sottrarsi a qualsiasi contatto.

Fastidio. Sentimento di moderata gelosia che coglie il soggetto amoroso quando vede che l’interesse dell’essere amato è catturato e distolto da persone, oggetti o azioni che ai suoi occhi agiscono come rivali secondari. (“Tu appartieni anche a me” dice il mondo).

Gelosia. Sentimento che nasce dall’amore e che è cagionato dal timore che la persona amata preferisca qualcun altro.

Incontro. “Com’era azzurro il cielo”.

Io continuo.

Informatore. Figura amichevole che tuttavia sembra avere la costante funzione di ferire il soggetto amoroso dandogli, come se niente fosse, delle informazioni anodine sull’essere amato, il cui effetto è quello di guastare l’immagine che il soggetto ha di esso.

Insopportabile. “Così non può continuare”.

Languore. Intangibile condizione del desiderio amoroso provato nella sua carenza.

Luna di miele*. Il soggetto amoroso vive ogni incontro con l’essere amato come una festa.

Magia. Nella vita del soggetto amoroso, non importa a quale cultura esso appartenga, non mancano mai le consultazioni magiche, i piccoli riti segreti e le consultazioni votive.

Mutismo. Il soggetto amoroso è angosciato dal fatto che l’oggetto amato, risponda parsimoniosamente, o non risponda affatto, alle parole (discorsi o lettere [o messaggi]) che egli gli rivolge.

Oggetti. Ogni oggetto che sia stato toccato dal corpo dell’essere amato diventa parte di questo corpo, e il soggetto vi si attacca appassionatamente.

Pazzia. Il soggetto amoroso è colto dall’idea di diventare pazzo.

Perché?

Ricordo. “E lucean le stelle”.

Rimpianto. "Nessuno ha veramente bisogno di me".

Risonanza. Una parola, un’immagine si ripercuotono dolorosamente  nella coscienza affettiva del soggetto.

Risveglio. Il soggetto amoroso si ritrova, al suo risveglio, nuovamente assalito dall’assillo della sua passione.
[Mi permetto il sacrilegio di aggiungere una variante mia personale: la consapevolezza dolorosa al risveglio di essere solo nel letto e di aver perduto, forse per sempre, l’oggetto amato]

Sensibilità del soggetto amoroso che lo rende vulnerabile anche alle ferite più lievi.

Sistemati. Il soggetto amoroso vede che intorno a lui tutti sono “sistemati” e gli sembra che ognuno disponga di un sistema affettivo da cui si sente escluso.

Unione. Sogno di unione totale con l’essere amato.

(da: Frammenti di un Discorso Amoroso, Roland Barthes, ET saggi, Einaudi, in libreria)




venerdì 10 agosto 2018

Mi piace guardare le coppie


Mi piace guardare le coppie.

Non quelle giovani, lui e lei ed un bambino piccolo
o con due bambini biondi nel passeggino,
quelle coppie così belle oggi
ma che domani sai che si tradiranno
si faranno del male
si lasceranno, si separeranno
si nasconderanno dietro agli avvocati.

Mi piace guardare le coppie avanti con gli anni
quelle eleganti, con i capelli d’argento
belle, complici
che si conoscono l’un l’altro,
si muovono come ballerini affiatati
che sanno cosa dirsi,
perché si parlano ancora
conoscono i loro ruoli
e vivono la vita in due.
Mi piace guardarli entrare in un negozio
sedersi ad un ristorante e scegliere dal menu
completi della loro presenza
Guardarli mentre lei parla e lui annuisce
mentre lui parla e lei sa già cosa dirà,
mentre si guardano negli occhi.
Abituati
mentre si amano ancora
perché nella vita non si sono mai lasciati.

mercoledì 8 agosto 2018

la bustina dei Minerva (FaceBook)


FaceBook è un mezzo per comunicare, che ogni persona usa a modo suo, come del resto avviene per qualsiasi altro strumento: il telefono, la posta, i messaggi… Persino le cose che si raccontano al bar (dove ancora esiste il bar).
Io, FaceBook lo uso come Blue. Blue Bottazzi è un nom de plume, un alias di me stesso, lo scrittore di nicchia. Ho sempre comunicato scrivendo. Avevo un personal computer da prima che qualcuno di voi nascesse e mi sono collegato alla rete da prima di internet (“ma papà, quando tu sei nato non c’era internet?).
Prima ancora, pigiavo i tasti di una macchina per scrivere Olivetti per inviare i miei articoli al Mucchio Selvaggio su fogli di carta in formato A4. Poi è arrivato internet, i siti web, ed infine i blog. BEAT arrivava a 27.000 contatti al mese. Poi, molto rapidamente rispetto alle evoluzioni del passato, le persone hanno smesso di leggere le riviste. In breve è toccato ai blog andare in crisi e lo stesso FaceBook ha le ore contate: i ragazzi pubblicano filmati senza parole su Instagram. Stiamo tornando agli ideogrammi.

FaceBook ognuno lo usa a modo suo, a seconda di come lo vive, delle proprie esigenze, della propria cultura, del proprio carattere, delle proprie motivazioni. A seconda di quello che ha da dire e di come è capace di dirlo. Io l’ho usato a lungo per mantenermi in contatto con il pubblico del rock e, lo confesso, per pubblicizzare i miei libri - fino a saturare la mia nicchia di lettori (però la seconda edizione la potreste acquistare!).

Ora mi capita di pubblicare post come pensieri su un blocco d’appunti. Gli appunti sui Minerva, se non fosse che non fumo e che non sono Umberto Eco. Pensieri volanti sui miei sentimenti, sulle mie emozioni, sull’amore e sul dolore. Non scrivo mai di politica (perché è un argomento caduco e deperibile, e anche perché non capireste) né di sport (di cui al massimo leggevo le cronache di Giovannino Brera).
Non leggo praticamente niente di quello che pubblicate voi: non vado oltre le pagine di un paio di persone, e mi stanco anche di quelle con gli occhi belli.
C’è chi pensa che io mi esponga mettendo in piazza argomenti personali, ed in effetti mi disturba il meccanismo dei commenti, capaci di banalizzare qualsiasi pensiero. Scriveva qualcuno (era Calvino o Piero Chiara? Non sono sicuro di ricordare) che scriviamo per farci trovare. Sto scrivendo (forse) un libro non rock. Ormai ho capito che i tempi sono cambiati e che non troverò un editore, e che quel libro lo leggeremo in tre (compreso me, l’autore). Si intitola Blue Motel (naturalmente), è nato come una cosa leggera, ma di questi giorni la mia anima trabocca di amarezza, di delusione, di dolore, al punto che non so immaginare cosa ne salterà fuori. Probabilmente finirà nel cestino virtuale del desktop.
Non mi è successo niente di troppo originale, ma forse un po' sì. Pochi mesi fa mi sono sposato per amore, credevo quello vero, quello definitivo che ho inseguito per tutta la mia romantica vita, ma la compagna che ha fatto la scelta di essere mia, e di rispondere "sì" alla fatidica domanda, si era sbagliata. Alla prima difficoltà ha scoperto che non se la sente, o che non è capace, di fare la moglie (e di affrontare la buona e la cattiva sorte). Se ne è andata con lo stesso spirito di chi ha scelto le vacanze in montagna, ma poi cambia idea e decide piuttosto per il mare.
L’amore è l’esperienza in Terra che più si avvicina al Paradiso; ma anche all'Inferno.
Dovrei tenere questi pensieri per me o dissimularli in metafora per il libro, ma poi l’amarezza tracima dai post, e c’è chi mi rimprovera di non nascondere le ferite, di espormi alle chiacchiere delle comari. C’è molto bigottismo sociale sui sentimenti. Si celebrano i matrimoni, i battesimi e si porgono le condoglianze ai funerali, ma in generale la gente ritiene sia conveniente nascondere le proprie emozioni dietro un muro di cinismo e di ipocrisia. Quando si parla d’amore, le persone sanno sempre trovare una parola cattiva. Perché hanno il cuore amaro. La gente è cinica e disillusa; ti scoraggia dall’amare perché si consola a pensarti arreso e sconfitto come loro.
“Ti verranno a chiedere del nostro amore”: quando racconterai del tuo dolore, ti risponderanno quanto sei stato fortunato a liberarti di un amore inutile e di una persona detestabile. Quando ti lamenterai della solitudine, la gente te ne vanterà i vantaggi. Ma la verità è che le persone non sono fatte per stare sole. A dispetto di qualsiasi argomento possa portare, chi accetta la solitudine la subisce, con infelicità e rassegnazione.

Ho sempre creduto nel coraggio, e tenuto in spregio slealtà e viltà. Ho sempre pensato che sia un diritto della persona adulta avere il coraggio delle proprie idee e delle proprie azioni. Il diritto di non dover mentire né fingere. Fuggo chi, alla resa dei conti, si nasconde sotto la pietra e ti morde con il veleno della vipera. Chi si fa pecora con i lupi, e crudele con chi chiede aiuto. Chi si professa dalla tua parte e al momento del bisogno ti tradisce.

sabato 26 maggio 2018

Rose, spine e cuori infranti


Qualche cosa nella rosa incarna il concetto stesso di bellezza, persino di felicità. Il suo profumo inteso ma gentile, il suo colore delicato te ne ricordano la provvisorietà, perché fra qualche giorno, troppo pochi, perderà i suoi petali e si trasformerà in un cespuglio di spine. E l’aria fresca e profumata si corromperà nella faticosa afa grassa dell’estate, mentre il cinguettio si arrenderà al ronzare delle mosche e delle zanzare. E così, mentre apri la porta nel mattino, sospeso sull’orlo del dolore, mentre la ferita che sta sanguinando è ancora troppo fresca perché tu ti possa rendere conto dell’entità danno, mentre non sei ancora al tappeto ma sai che succederà, sai che fra troppo poco ti sommergerà, vorresti aggrapparti a questi momenti, poterti fermare per sempre a questo istante di mattina, mentre il cane agita le gambette come un cartone animato per correre al prato, mentre non soffri ancora (troppo) fame, rimpianto e desiderio, mentre vedi quello che ti aspetta ma ancora non ci sei davvero dentro. Quando ti svegli solo nel letto, ma ci vuole qualche attimo prima che affiori la consapevolezza ed il ricordo. E te ne stupisci ancora, non ci sei abituato ma già sai che dovrai arrivare ad accettarlo, tuo malgrado. E ti vedi disteso immerso nel niente, stupido, nel calore, nella noia senza prospettive. O persino peggio, a muoverti come se niente fosse, fingendo che nulla sia accaduto, che le cose semplicemente siano così. Quando la ferita alla fine diventa una cicatrice.


venerdì 21 luglio 2017

il nostro disco che suona



“una rotonda sul mare
il nostro disco che suona…” 

Sapete quella cosa, “il nostro disco...” di solito è la canzone che imperversava in una certa stagione, che ci porta alla mente un preciso momento, una certa estate, una certa spiaggia, un certo amore.
Non so voi, ma io ho una canzone che mi ricorda ogni amore che ho vissuto. Ogni donna importante -nel bene o nel male - che ha attraversato la mia vita.
A volte è la canzone che ascoltavamo assieme. Altre è perché sono le parole a raccontarmi di lei.

Ricordo da ragazzo, avevo lasciato una ragazza e poi, come succede, l’avevo rimpianta. Era un disco di Bruce uscito in quei giorni a ricordarmi di lei:

“Una volta ho sognato che eravamo ancora assieme io e te
a casa in quei club dove andavamo
eravamo in piedi al bar ed era difficile sentirsi parlare
la band suonava forte e tu gridavi qualche cosa al mio orecchio 
mi hai tolto la giacca mentre il batterista contava il quattro 
mi hai preso la mano e mi hai portato sulla pista 
mi hai abbracciato e hai cominciato a ballare lentamente 
mentre ti stringevo stretta ho giurato di non lasciarti mai andare…”

L’ho fatto anch’io una volta un sogno così, sulla mia fidanzata americana, la mia rock & roll girl, e nel sogno ho pensato che non l’avrei mai lasciata andare.
Ma l'ho lasciata andare. Non sempre siamo all'altezza dei nostri sentimenti.

La canzone del Primo Amore era di Chris Rea:

“I just wanna be with you
No matter what they say
Just wanna be with you
Every night and every day
Cold nights, dark days
I wanna be with you”

come pure quella che mi ha ricordato di lei a lungo, dopo averla persa:

“il tempo passa, e ogni lacrima asciuga
e le notti da solo diventano stranamente accettate
e mentre gli anni passano, come dice la vecchia canzone
il dolore con il tempo se ne va, non può durare per sempre...
...ma poi un amico, da stupido, fa il tuo nome
giorni di sole, notti ebbre
tu che sorridi e mi dici che va tutto bene
com'è fredda, fredda la pioggia a sentir nominare il tuo nome
perdonami per favore
se stringo le spalle per non mettere a disagio gli amici
non è che invecchiando sia diventato più freddo:
sono diventato bravo a nascondere
quello che sento senza confidarmi
ma è sempre lo stesso
quando sento il tuo nome”


La mia "rock & roll girl" amava Bruce Springsteen e soprattutto Tom Petty. Il nostro album era Tunnel Of Love, ma la nostra canzone era di Bryan Adams, il singolo “Please Forgive Me”. La prima volta che l'abbiamo sentita era alla radio. Ho accostato l'auto e l'abbiamo ascoltata in silenzio, guardandoci negli occhi. Quando l'amore brucia come il fuoco è difficile non avere nulla da farsi perdonare.

“ancora mi sento come la prima notte assieme
mi sento come il nostro primo bacio
va meglio baby
la prima volta che i nostri occhi si sono guardati
sento la stessa sensazione
solo molto più forte
voglio amarti ancora
la tua fiamma è ancora accesa?
Così se ti senti sola, non farlo
per favore perdonami, ora so cosa fare
per favore perdonami, non posso smettere di amarti…”


Anni dopo fu Bruce Springsteen ad annunciarmi che il mio matrimonio era finito. Ero triste e deluso, ed invece di tornare a casa mi ero infilato in autostrada al tramonto, guidando senza meta verso il rosso del sole che cala. Avevo The River sull'autoradio. Era una registrazione dal vivo, quando arriva quel lungo lamento del sax di Clarence Clemons che introduce la nuova versione della canzone. Stavo per premere il pulsante di avanti veloce, forse perché quella canzone significava troppo per me per riuscire a riascoltarla. Ma non ce l'ho fatta a cambiare, e così l'ho ascoltata una volta di più.
Non avevo mai realizzato prima che parlasse di un matrimonio finito.
Ascoltiamo le canzoni modellandole sulla nostra esperienza, e per me il baricentro della canzone era Mary incinta, ed un matrimonio fra ragazzi consumato in povertà di fronte al giudice di pace:

“Then I got Mary pregnant and man that was all she wrote 
And for my nineteenth birthday I got a union card and a wedding coat 
We went down to the courthouse and the judge put it all to rest 
No wedding day smiles no walk down the aisle 
No flowers no wedding dress”

Invece quella sera sull'auto ho ascoltato Bruce cantare:

“Ora tutte le cose che sembravano così importanti 
è come se fossero svanite nell'aria 
Io mi comporto come se non ricordassi 
Mary si comporta come se non le importasse...”

Quelle parole mi hanno fanno sobbalzare: stavano parlando di me!

“Mi ha chiesto se mi ricordavo le lettere che le ho scritto
Quando il nostro amore era giovane e forte
Ha detto che la notte scorsa ha letto quelle lettere
E l'hanno fatta sentire vecchia di cento anni

Sto guidando un'auto rubata
nella notte nera come la pece
e mi dico che le cose andranno a posto
ma sono in viaggio nella paura
che in questa oscurità io possa scomparire...”

La canzone più triste sulla fine di un matrimonio, ha le parole di De Gregori:

“...e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni
i miei alibi e le tue ragioni...
Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro
ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo
li puoi nascondere o giocare con chi vuoi...
E quando io senza capire ho detto sì
hai detto è tutto quel che hai di me
è tutto quel che ho di te…”



Un amore successivo, quasi di contrabbando, era marchiato da un cajun tradizionale della Louisiana, cantato allo stesso tempo in inglese ed in francese:

“Ma jolie, how do you do?
Mon nom est Jean-Guy Thibault-Leroux
I come from east of Gatineau
My name is Jean-Guy, ma jolie

J'ai une maison a Lafontaine
Where we can live, if you marry me
Une belle maison a Lafontaine
Where we will live, you and me
Oh Louise, ma jolie Louise

Tous les matins au soleil
I will work 'til work is done
Tous les matins au soleil
I did work 'til work was done...” 

Ha un finale triste. Come la nostra storia, che è finita male, ancora con le parole di Bruce Springsteen, fra le più dure che lui ha scritto - forse per una donna che non ha saputo conservare con cura l'amore che aveva trovato:

“Lei spegne la TV e se ne va a letto senza una parola
pensando a come tutto è stato sprecato
e come sono stati buttati i loro sogni…
…e un uomo giusto è difficile da trovare”


Una volta ho incontrato l'anima gemella. Ma entrambi siamo stati incapaci di esserne all'altezza. Non avevamo una canzone nostra, cantavano tutte di noi. Ma alla fine, quando l'ho incrociata di nuovo per caso, è stato buffo scoprire che per entrambi era una canzone cantata da Keith Richards che ci faceva pensare l'uno all'altro.
Non la stessa canzone.

La mia diceva:

“Mi ricordo quando ti sfioravo le mani 
ogni volta mi emozionavo 
sei la più bella cosa che ricordi della mia vita 
io e te avevamo tutto
ed anche se non è durata, ne è valsa la pena
you and me, baby, we had it all” 

Keith Richards è un romantico (anche se la canzone è un classico del country americano, nessuno l'ha mai cantata come lui). Invece la canzone che a lei parlava di me era più prosaica:

“Non hai niente su di me 
You ain't got nothing on me” 


Perché, comunque la giri, per quanto tu sia felice e fortunato, alla fine va sempre sprecata in Amore Nero:

“Ti ho dato il mio cuore un bel giorno
e non ha più fatto ritorno
in cambio mi hai dato erbe amare
ed io le ho volute mangiare

Dei miei occhi hai preso il bagliore
uno specchio per vederti migliore
in cambio mi hai dato il veleno
di un dolce di spine ripieno

E c'ho creduto come una preghiera
che un amore è una primavera...
...per una notte di vino
pagherò cento giorni d'aceto”


P.S.: è applicabile anche un altro finale, che si meriterebbe da solo un post. È di David Bowie:

‘Tis a pity she was a whore
‘Tis my curse, I suppose

giovedì 18 settembre 2014

stelle cadenti


Quando due persone si incontrano, sono due mondi che collidono. Ognuno con la propria storia, la propria esperienza, i sogni, le speranze, le paure, le ferite. La propria orbita.
Quando si è giovani, si brucia come una supernova: nell'impatto le due stelle possono esplodere, frantumarsi, ma a volte possono anche fondersi per diventare stelle gemelle.
Quando si è adulti fatti e finiti, è più difficile.
Si viaggia assieme per un po’ di tempo: una notte, un mese, un anno. Se l’orbita è simile o l’attrazione abbastanza forte da far orbitare un satellite attorno ad un pianeta, si può anche continuare a viaggiare assieme. Viceversa come stelle cadenti si compie uno splendido, a volta indimenticabile, tratto di cielo in coppia, ma alla fine la forza centrifuga prevale e ognuno torna sulla sua strada. Più o meno arricchiti, spesso affranti o amareggiati.
Ma la felicità (non è così?) è la strada, quella che si è percorsa assieme.

mercoledì 25 dicembre 2013

Racconto di Natale: lucido da scarpe


Da che io mi ricordi tutte le volte che mi lascia la ragazza io mi lucido le scarpe. No, non è un gesto ossessivo-compulsivo o scaramantico. Semplicemente guardo le mie scarpe, tutte quante, le metto in fila magari sul balcone, prendo la scatola dei lucidi, sempre la stessa da trent'anni, scelgo le spazzole per i vari colori, neutro, marrone, testa di moro, nero, e mi metto al lavoro. Non lo faccio di proposito. Sono lì che sto lucidando le scarpe una dopo l'altra e realizzo: è finita anche questa storia. Ecco perché mi è venuta voglia di lucidarmi le scarpe. Immagino sia come un tentativo di tenermi occupato iniziando un'opera di ricostruzione della mia vita, partendo dalle scarpe. Mi è successo una volta persino in America. Ero lì, sugli scalini di casa in un viale alberato nei giorni della Indian Summer, l'inizio dell'autunno, che gli alberi sono coperti di foglie rosse della bellezza di una poesia, e di fianco a me era seduto il suo bellissimo bambino di sei anni, felice di imparare da me come si lucidano le scarpe, quando ho realizzato che era finita anche quella storia. Per fortuna non mi capita molto spesso di dovermele lucidare, tutte quante. Ma sono piuttosto bravo a farlo. Forse ho imparato dalla Nonna Maria, che quando la andavo a trovare da ragazzo mi guardava le scarpe e mi diceva: dammele, che te le lucido. Alla fine ti ci potevi specchiare dentro. Oppure alla Scuola Allievi Ufficiali. Ti davano loro il materiale, la spazzola ed il lucido, e tu dovevi tenerti gli anfibi lucidati a specchio come in un film di Stanley Kubrick. Peccato che poi da ufficiale gli anfibi non me li abbiano fatti mettere neppure una volta.
Così questa mattina di Natale ero sul balcone, nella nebbia, a lucidarmi le scarpe. E ho capito.

mercoledì 27 giugno 2012

the love you take is equal to the love you make




"…and in the end the love you take is equal to the love you make" cantavano i Fab Four prendendo commiato dal pubblico sul loro ultimo disco (Abbey Road: Let It Be è uscito dopo ma era stato registrato prima). Avevano ragione anche quella volta. Favolosi quattro, perché ci avete abbandonati in questo mondo di biechi blu, in questo mondo di stronzi e di capitalisti? Dove sono oggi i nostri guru? "L'amore che ricevi è pari all'amore che dai" (loro dicono fai, che è ancora più interessante). Ed è vero e lo confermo, si tratta solo di continuare a crederci e di non perdersi per strada.
So di aver vissuto una vita felice, ma nel maggio di un anno fa mi ero ritrovato a scrivere: "Michele aveva perso le sue biglie. Io ho perso la mia felicità. A scopo simbolico potrei dire dal giorno del mio cinquantesimo compleanno. Non l’avrei pensato davvero quella sera: guardavo il sole tramontare nell’oceano, da una spiaggia di sabbia, dove sotto il riparo di un gazebo in legno mangiavo scampi alla griglia pescati di fresco. Questo per dire che non puoi mai dire, nella vita. Ma non mi sono perso d’animo: conto ancora di ritrovarla, con gli interessi maturati".

Scrivevo sei mesi dopo: "…è stato per me un anno determinante anche come persona. È l'anno in cui sono stato messo a knock-out, in cui mi sono rialzato e in cui ho ripreso a camminare, walk like a man, camminare come un uomo, direbbe il mio amico di Asbury Park. È stato l'anno in cui ho attraversato il purgatorio per arrivare al paradiso. Ho cercato e trovato il coraggio di lasciare una vita che aveva preso una direzione sbagliata  e ricominciare tutto da capo. È stato l'anno in cui mi sono trovato solo, in cui tutto ciò in cui credevo pareva non avere più valore, l'anno in cui ho conosciuto la disonestà, il tradimento, la solitudine, l'anno in cui ho capito cosa significa il vecchio blues "nobody wants you when you're out and down", l'anno in cui ho dovuto riscrivere la lista dei miei amici, in cui ho dovuto guardarmi negli occhi allo specchio per ritrovare la fiamma. Ma non ho rinunciato neppure per un attimo ai miei valori ed alle cose in cui credo, ed anzi proprio a quelli mi sono aggrappato. L'anno in cui ho vissuto nella mia Big Pink nella mia Woodstock, anche se la casa è gialla e il basement è sotto il tetto e Woodstock la via Emilia. L'anno in cui potevo trovarmi da solo sotto la pioggia, ma proprio in quel momento mi sentivo più umano e più vivo che mai, più felice di vivere ed affamato d'amore. L'anno in cui dopo troppo tempo ho ritrovato le cose che contano. Un anno fa a Natale mi sentivo come Dan Aykroid vestito da babbo natale che fa cilecca con la pistola. Questo Natale tocco il cielo con un dito".

Ancora sei mesi ed il ciclo era compiuto: succedeva quello che, da ascoltatore di tanti 45 giri dal cuore rock, avevo sempre saputo. Che siamo la metà di un intero e che da qualche parte la fuori esiste l'altra metà, che vive, respira, mangia, dorme, lavora, gioisce, soffre, ride, piange e, senza darlo nell'occhio, anche lei ci cerca. Lo sapevo ma non ero più tanto sicuro che l'avrei trovata, forse non in questa vita. Lo so oggi perché l'ho trovata. E lei ha trovato me e ci siamo riconosciuti, subito. Lei aveva una giacca rossa, da mod. Io un giubbotto di pelle, da rocker. Ci siamo visti, ci siamo salutati, abbiamo mangiato una pizza in una improbabile pizzeria cinese come in un film. Ci siamo baciati ed eravamo già innamorati, perché lo eravamo prima ancora di incrociarci. Perché lei è la mia metà. È scrittrice (in effetti è la più grande scrittrice rock di questo paese), è giornalista, è musicista, è bella, è madre, è innamorata, è amata. È Alice nel Paese delle Meraviglie. È Eleonora.

"Eleonora è un angelo" ha scritto Pete Townshend che le ha dedicato più di una canzone. "Eleonora è Alice nel Paese delle Meraviglie" aggiungo io. Alice che passeggia nel mondo del rock attraversando traversie e situazioni e incontrando ogni tipo di persone colorando, come i Beatles in Yellow Submarine, tutto e tutti con la propria poesia, la propria meraviglia, la propria gioia di vivere, e tutto e tutti contagia in questa sua visione, conquistandosi un lasciapassare che la rende immune da ogni pericolo. Eleonora è Alice che canta: "di rosso le coloriam!" senza timore della Regina di Cuori. Eleonora è Alice che non chiede nulla se non il permesso di guardare e di bearsi della bellezza che vede in ogni cosa.
Eleonora è stata fan e groupie, ha conquistato chi l'ha incontrata e si è trasformata un passo dopo l'altro in corrispondente, giornalista, scrittrice, musicista (classica), e nel frattempo donna, strappando più di un cuore e ribaltando con la sua innocenza il rapporto fra fan e divo. Nel 2004 suonava Tommy alla Royal Albert Hall con gli Who, nel 2008 (il 31 dicembre) a Liverpool suonava il White Album.
Io sono il suo uomo. Perché alla fine l'amore che ricevi è uguale all'amore che dai (e che fai).


giovedì 1 marzo 2012

piume



Dice il mio saggio amico Camillo, filosofo e neurolinguista, che l’essere umano è la donna. L’uomo è una specializzazione atta alla riproduzione ed alla caccia. Per questo, al contrario del luogo comune, il sesso romantico e quello che si innamora è il maschio. Deve essere abbastanza romantico da corteggiare la femmina ed abbastanza innamorato da tornare a casa per dividere la scarsa preda anziché mangiarsela tutta ed andarsene libero come l'aria. La femmina è pragmatica e pratica e mostra romanticismo solo come un fiore carnivoro, per attirare la propria preda.
Non è un caso che in natura quello che ha il sedere e le piume colorati è il maschio, non la femmina.

mercoledì 15 febbraio 2012

amore, non amore


Sostenere che di una persona ci si innamora dell'anima, della sua essenza, significherebbe barare. Perché non è la mente a mediare l'attrazione amorosa, quanto un misterioso e atavico richiamo la cui natura è tanto oscura quanto imprevedibile. Quando scatta l'attrazione per un'altra persona ancora non la conosciamo abbastanza e di certo non ne conosciamo l'intimità. Semplicemente scatta un interruttore che ci accende ad uno stato nascente ricco di emozioni, di desiderio, di energia, di struggimento, di nuove priorità. E di corteggiamento.
Non è un processo né volontario né scelto: per quanto possiamo stimare una persona e persino ritenerla ideale, non c'è verso di poterci innamorare a forza. Ci si può legare per interesse (interesse persino nobile ma più spesso ignobile), ma per interesse non ci si innamora. Certo ci sono dongiovanni (e seduttrici) che per piacere di conquista simulano l'innamoramento ma si tratta per l'appunto di una commedia, di una sciarada, non di uno stato reale. Il dongiovanni è innamorato solo di sè stesso e incapace di coniugarsi al plurale.
Lo stato nascente è una stato ancora personale, che cioè riguarda il singolo: ci sentiamo attratti, languidi e portati al corteggiamento, ma non c'è nessuna garanzia che l'altro ci ricambierà del medesimo desiderio. Se in effetti non siamo ricambiati e l'oggetto della nostra attrazione resta indifferente (quando non ostile), ci troviamo a dover soffocare più o meno rapidamente o lentamente e con più o meno successo lo stato nascente per tornare in stand-by, di nuovo disponibili ai maneggi di Cupido. Non essere capaci di spegnere il desiderio per una persona che non ci ricambia può costituire una specie di errore comportamentale, quello che è alla base dell'atteggiamento degli stalker - anche se non mancano aneddoti (rari) su corteggiamenti andati in porto contro ogni previsione ("chi la dura la vince"). Di solito chi ha avuto più esperienze amorose e tende ad avere più successo in amore, con più facilità si ritira di fronte all'insuccesso; mentre chi è timido o inesperto è più prono a cristallizzare il proprio desiderio in un amore platonico.
Se il nostro stato nascente è ricambiato accendendo un desiderio nella persona che corteggiamo, entriamo nel campo dell'amore attraverso la porta dell'innamoramento. L'innamoramento non è più uno stato confinato al singolo ma partecipa di una serie di interazioni non solo fra i due partner ma persino con l'ambiente, la società nella quale gli innamorati vivono (per esempio i genitori, i figli, eventuali partner pre-esistenti, barriere geografiche o sociali…). Questa magica esperienza dell'amore, la più dolce, la "luna di miele", è un momento magico, che non capita troppo spesso di vivere, un momento di profondo appagamento, di gioia, di energia, di fantasia, di benessere che costituisce un tesoro personale che tendiamo nel tempo a ricordare e a rimpiangere. Giorni magici in cui la sensibilità si acuisce, la sensualità esplode, la fantasia e l'energia prendono il sopravvento.
Nel corso della luna di miele la figura ideale del partner, all'inizio fatta non di materia ma di pura astrazione, comincia a sovrapporsi in un lungo processo di dissolvenza alla persona reale in carne ed ossa, quella vera che già esisteva prima che noi la incontrassimo, quella con la sua storia personale, con il suo preciso carattere, con i propri problemi e la propria personale interazione con l'ambiente che lo circonda.
Scrive acutamente lo scrittore Andrea De Carlo nel romanzo Tecniche di Seduzione: "Non è incredibile come quando ti innamori di una donna ti sembra che lei viva d'aria, senza peso e senza fatica, senza nemmeno bisogno di mangiare, alimentata solo dalle sue qualità sorprendenti? Sei così pieno di entusiasmo che dedichi tutte le tue energie a renderla una parte permanente della tua vita, e non ti rendi conto di come in questo modo aiuti il suo peso a venire fuori. Vengono fuori le sue malattie psicosomatiche e vengono fuori i suoi genitori, vengono fuori i suoi difetti fisici e i suoi difetti di carattere e le sue richieste…" 
Ed ancora: "siamo noi che cerchiamo di fermare le cose che ci piacciono, renderle più permanenti e sicure possibili, sottrarle ai pericoli del tempo e delle trasformazioni e dei cambiamenti d'umore. Ed è anche bella l'idea che due persone possano vivere insieme sicure e fiduciose, senza i sospetti e i giochi di contrappeso e i ricatti e le lusinghe…" 
In questo processo la persona ideale che ha acceso i nostri sensi si trasforma nella persona reale di cui ci troviamo ad essere innamorati. Forse è in questo processo che consiste la trasformazione dell'innamoramento in amore. L'operazione può andare liscia, anzi può essere una bella trasformazione; può darsi che quell'aspetto fisico che ci aveva attratti (c'è sempre una forte fisicità fra le regole, per quanto ignote, dell'attrazione), magari quel sorriso, quello sguardo, o perché no quel seno arrogante, trovino una completa soddisfazione nella materia di cui è fatto il partner. Che gli indizi di simpatia, di vivacità, di creatività, di intelletto (o anche di stupidità: uno stupido può ben essere attratto da un suo simile) si rivelino prove di un carattere davvero stimolante. Come può succedere il contrario, che la realtà sia diversa dalle nostre (o dalle sue) aspettative, e che parti del carattere della persona ci risultino fastidiose o addirittura incompatibili. Questo può fare crollare il castello di carte e traformare il miele in fiele (o più banalmente in noia) o può portarci a creare false aspettative, come quella classica di chi si è così affezionato alla propria storia d'amore da volersi illudersi di riuscire nel tempo a "cambiare" il partner. Si dice sia una prerogativa più femminile quella di cercare di cambiare l'uomo, salvo rinfacciargli, una volta riuscita nell'impresa, di "essere cambiato". Effettivamente le persone possono cambiare, ma di solito in peggio…
La natura sembra aver previsto un'età in cui sintonizzare due persone è più semplice e naturale, ed è la giovinezza, quella in cui si formano le prime coppie. La maturità, al contrario, porta con sè l'esperienza di amori perduti e di conseguenza la consapevolezza dell'importanza dell'amore, della gratitudine che si deve al partner e della necessità di valorizzarlo e non di sottomertelo, ma anche la difficoltà a mutare abitudini ormai inveterate e di accettare una persona in qualche modo troppo diversa da noi.


Innamorarsi è bellissimo, disinnamorarsi è deludente.



lunedì 21 febbraio 2011

l'amante di propria moglie


Non sarebbe bello essere l’amante di propria moglie? A dispetto di tutto ciò che, nelle umane stagioni dell’amore, congiura contro questa possibilità? Da adolescenti sperimentiamo il sesso ed i sentimenti. Da giovani adulti conosciamo il Primo Amore (quello che non si dimentica più) ed il Grande Amore. Infine facciamo la conoscenza di nostra moglie (o, naturalmente, di nostro marito). Matrimonio, figli, quotidianità, vacanze al mare ed ai monti, automobile familiare, il lavoro, il mutuo, cose anche apprezzabilissime ma che declinano male con la passione e l’innamoramento. Non a caso uno scrittore italiano di successo una ventina d’anni fa distingueva con decisione l’Innamoramento dall’Amore. Dei due l’Amore è più importante, più nobile, più completo, più duraturo, più grande. Però, diciamocelo, l’Innamoramento è più divertente.
Ogni padre o madre di famiglia finisce per adottare una propria strategia per coniugare matrimonio ed innamoramento. La più frequente è di ignorarlo. Ignorare una parte di sé, quella che è servita alla natura per proseguire la specie e che ora non è più di utilità. Si può sostituire con altro: la passione per la montagna, per la bicicletta, per la moto, per la musica, per la cucina... Non si spiegherebbe altrimenti perché la gente possa dedicarsi ad attività straordinariamente noiose come il gioco del golf (che non gode neppure della tradizione letteraria bucolica di alternative come il gioco delle bocce): chi giocherebbe a golf se potesse invece fare l’amore?
La famiglia senza sesso e senza passione continua a navigare, spesso con meno scossoni e per acque più tranquille. Durante la settimana si lavora, nel week-end si va di hobby, si tirano su i figli e si va al mare in Versilia. Ma poi succede che uno nella passione ci cade dentro per caso; uno sguardo, un’occasione, un corteggiamento. Un’occasione così propizia da non potersi ignorare.
Difficilmente è passione vera; è più facile che sia un surrogato, una imitazione, una proiezione di quello che è stato e che si temeva non potesse essere più. Alla fine è un gioco di ruolo. Ecco che la noia viene rotta da un appuntamento rubato, da una telefonata sopra i toni, da un sms galeotto, da un po’ di sesso vissuto con appetito. Magari persino da un fine settimana “altrove” dalla propria routine, in un altro tempo spazio che per quanto imperfetto ci da l’eco dell’emozione di essere ancora vivi, capaci di amare e soprattutto di essere amati. Anche se poi a conti fatti amore non è (quasi) mai.
Stuzzica l’idea di vivere un amore segreto per vivacizzare la routine metropolitana? Perché non essere l’amante della propria moglie? Mandare a lei, nel bel mezzo di una mattinata di noia lavorativa, un sms erotico. Incontrarsi all’intervallo di pranzo per coccolarsi. Prendere un appuntamento segreto per una cena fuori città, senza amici e senza figli. Scappare in moto al venerdì per un week-end giapponese, di quelli tutti passati a far l’amore in un letto ed uscire sì e no per nutrirsi. Spogliarsi assieme su una spiaggia per nudisti al sole del mediterraneo.
Per fare si potrebbe fare, e sarebbe anche tanto più comodo (essere l'amante della moglie propria invece di quella di un altro...).

(pubblicato la prima volta il 18 maggio 2008. Foto di Mauro Ferrari)

lunedì 14 febbraio 2011

l'infedele


(Ho pubblicato per la prima volta il post sugli innamorati il giorno di San Valentino del 2008. Mi ci sono voluti tre anni per dargli un seguito).

Ci sono animali la cui relazione amorosa dura il fugace tempo dell’accoppiamento, ed altri che al contrario si legano a formare una una famiglia che dura per la vita intera. L’homo sapiens appartiene (o apparteneva?) a questa seconda categoria: dal periodo dell’adolescenza, speso a sperimentare le relazioni verso il sesso opposto, passa attraverso l’innamoramento a cercare un partner con cui creare una famiglia, avere dei bimbi, crescerli ed infine invecchiare assieme. Nella sua applicazione pratica questo modello presenta difficoltà da subito, fin dalla fase in cui innamorandoci di una persona ci accorgiamo con stupore che lei non è innamorata di noi. Quale sia il meccanismo che fa scattare il nostro interesse emotivo ed erotico per l’altro è per noi un mistero, e forse è anche giusto che sia così; però è davvero un vero peccato che la gioia totale che proviamo imbarcandoci in una storia d’amore ci tocchi così di rado, mentre al contrario la delusione ci è dispensata a piene mani.
Trovare la persona che ci ricambi, quella che ci fa battere il cuore ed il cui cuore batte per noi, è lungo, difficile e ad alcuni non riesce mai. Perciò una volta trovato l’amore dovremmo mostrarcene grati tanto al cielo quanto al partner, ma quasi sempre non è così. Esauriti i giorni della luna di miele, della passione bruciante, dell’innamoramento, quelli in cui la voce e la vista dell’amato ci fanno sussultare, quei giorni quando non smetteremmo mai di baciarci, la relazione prende la via più tranquilla e solida dell’amore stabile e quotidiano.
È qui che entra in gioco l’infedeltà.
Certo, una persona può essere assolutamente infedele fin dall’inizio, da fidanzato, e in questa fase può esserne anche più tollerato dal partner, perché si sa che il fidanzamento comporta obblighi meno esclusivi del matrimonio. L’innamorato che scopre l’infedeltà del fidanzato è più portato al perdono, perché immagina di dover raddoppiare gli sforzi per conquistarlo, o comunque perché si lascia cullare dall’eterna illusione di vederlo cambiare in futuro.
Read my lips: tanto prima tanto meglio! Ringraziate il cielo di aver scoperto che amate un’infedele e lasciatelo all’istatnte, ora che siete in tempo, perché delle due l’una: o non vi ama o è un’infedele seriale. Non solo non cambierà ma potete essere certi che vi rovinerà la vita.
Il grosso danno l’infedeltà lo provoca quando si manifesta all’interno del matrimonio. Si dicono molte cose negative sul matrimonio, del tipo che è la tomba dell’amore o che è una prigione, un inferno rosa (© Mogol) ma in realtà sposare la persona giusta è una cosa meravigliosa. Passati i giorni della caccia sotto il vento e la pioggia, in questo mondo avaro di felicità, due persone che si amano (più i loro figli) possono cercare di costruirsi con le proprie mani nella propria tana un Privato Paradiso in terra. Ma difficilmente un matrimonio sopravvive ad una infedeltà, e siccome l’infedeltà viene scoperta sempre, scegliere di essere infedeli significa scegliere di restare soli. Purtroppo lo stesso vale per la vittima dell’infedeltà, che di scegliere non ha avuto nessuna possibilità.
Diciamo la verità, l’emozione ed il sesso piacciono a tutti, e nessuno conferisce ad una propria scappatella occasionale lo stesso peso che da a un’infedeltà subita. Molti uomini non considerano nemmeno infedeltà un rapporto sessuale a pagamento, perché è una cosa che non coinvolge la sfera dei sentimenti; la teoria è che se non togli al partner neanche un grammo di amore, uno sfogo extra non lo priva di nulla. A meno che non stiamo parlando di un puttaniere che ama esercitare il sesso mercenario al posto di quello coniugale. Credo che molti uomini tollererebbero anche che la moglie avesse un rapporto sessuale con un uomo pagato (immaginate la situazione di un addio al celibato molto spinto) se fosse assolutamente occasionale.

Essere infedeli comporta una certa dose di predisposizione alla falsità e all’inganno; per molti di noi essere infedele sarebbe considerato un lavoro troppo stressante. Innanzi tutto per trovarsi nella situazione di tradire bisogna un po’ cercarsela, mostrando disponibilità con l'atteggiamento e cercando le occasioni per mettersi in tentazione.
L’infedele per sbaglio, assolutamente occasionale, è quello a cui capita una grossa occasione a cui è davvero difficile dire di no. Per esempio un uomo a cui una collega di lavoro molto avvenente faccia una proposta assolutamente esplicita. Oppure una donna che si ritrova abilmente corteggiata da qualcuno che, per amore o per sport, smuova di nuovo in lei, dopo anni di routine familiare, le corde della sensibilità femminile: il piacere di piacere, di sentirsi bella e desiderata. L’infedele occasionale è assolutamente in guai grossi: non sa mentire e non è capace di gestire una situazione clandestina, né vuole davvero farlo. Nella migliore delle ipotesi si farà scoprire fino dal primo appuntamento, pagando cara una situazione stressante che gli ha fornito ben poche gratificazioni. Nella peggiore (ma forse anche no) finisce che si innamora davvero dell’amante e manda a rotoli il proprio matrimonio. Più che una infedeltà in questo caso si tratta di un errore: un matrimonio sbagliato - e sono in tanti a entrare in questa categoria.
L’occasione dell’infedeltà è più frequente per certe categorie di lavoro, per esempio per chi viaggia molto per lavoro, chi è spesso fuori casa lavorando fianco a fianco di colleghi abituali, chi si trova spesso in riunioni di lavoro fuori città. Le difese si abbassano, la situazione è propizia, l’occasione è a portata di mano, anzi, di stanza. Si sa che le convention negli alberghi si trasformano spesso in baccanali notturni ancor più delle gite scolastiche degli adolescenti.

C’è una seconda categoria di infedele, che però è rara. È il forzato del sesso; è la persona ipersessuale, spesso maschile, che vive ogni situazione della giornata in chiave di desiderio di accoppiamento. Ce ne sono meno di quanti lo millantino, e spesso non sono veri infedeli: spesso l’ipersessualità è vissuta dalla coppia, che finisce per scegliere di vivere l’erotismo in modo allargato. Sono gli scambisti, quelli che frequentano club particolari e insospettabili orge. Non configura infedeltà perché l’infedeltà comporta il tradimento, cioè il compiere un’azione a insaputa del partner e a suo danno.

Il vero nemico del matrimonio e del genere umano è l’infedele seriale. L’infedele seriale è un cyborg, un replicante che in apparenza assomiglia in ogni dettaglio ad un essere umano, ma che tale non è. Si mescola agli esseri umani, ne mima il comportamento e le emozioni, compreso l’amore e genericamente i valori, ma è un inganno. L’infedele seriale non si sente davvero uguale alle altre persone: al pari del suo collega il serial killer, non è capace di empatia, simpatia per le altre persone, a cui spesso si sente inferiore e quindi in credito e perciò in diritto di predare. Non è capace di entrare nella mente e nei sentimenti di chi lo circonda, ed il suo amare non è mai molto più di un mimetismo acquisito con l’esperienza.
L’infedele seriale è di norma arrivista, arrogante, sempre assolutamente falso e fasullo, perché per lui “la verità” è solo uno dei modi di relazionarsi agli altri per ottenerne qualche cosa e non un valore etico da rispettare. È edonista, cerca il piacere anche se spesso è davvero incapace di afferrarlo e magari arriva ad aiutarsi con additivi, come la cocaina, la droga edonistica per eccellenza. La donna ninfomane per esempio è frequentemente anorgasmica e (se non rientra nella categoria degli scambisti) infedele. L’infedele seriale è un professionista della menzogna, del trucco e dell’inganno, conosce ogni trucco, dal telefono silenzioso all’impegno di lavoro, e non si fa prendere in castagna con una ricevuta o uno scontrino dimenticati nelle tasche. L’infedele seriale non ama davvero. Anche se è capace di assemblare storie parallele che possono durare mesi o anni, nel momento in cui viene scoperto non trasforma il rapporto adulterino in una vera storia d’amore, a dispetto delle parole che ha speso in abbondanza nell’inganno del suo corteggiamento (talk is cheap: parlare non costa nulla). Il rapporto clandestino cessa di esistere nel momento stesso in cui si espone alla luce del sole.
Ulteriore prova dell’incoerenza sociale dell’infedele seriale è la gelosia. Le persone più gelose che ho conosciuto erano anche infallibilmente infedeli e profondamente insicure. Una persona normale riterrebbe un equo indennizzo il fatto che il coniuge tradito tradisca a sua volta, e magari ne sarebbe anche sollevato. Non sono infrequenti i matrimoni di lunga data che si basano su una doppia infedeltà non concordata ma in definitiva non indagata e tanto meno ostacolata.
Nell'equilibrio dell’Universo il contraltare dell’infedele è il coniuge tradito. Esistono partner naturalmente predisposti ad essere traditi. Intanto se è vero che l’infedeltà riguarda il sessanta per cento delle relazioni, e che sono più i matrimoni destinati a naufragare che quelli a durare per tutta la vita, il modo più sicuro di esporsi al tradimento è… sposarsi. Dovrebbero mettere tabelloni elettronici sul sagrato della chiesa come quelli in autostrada: “due matrimoni su tre finiscono in cacca” oppure “due sposi su tre tradiranno il coniuge”. O ancora: "un giorno il coniuge vi odierà".
Il coniuge tradito può essere il più passivo dei due, o quello più innamorato o il più disposto a tollerare per paura di perdere il partner. Sospetta ma non verifica e di fronte all’evidenza prende per buone le bugie del traditore, quando non se ne fa addirittura colpevolizzare a danno della propria autostima, in una spirale negativa a cui solo la vecchiaia sessuale del partner porrà termine. Può anche essere che il tradito sia il coniuge “dominante”, quando è così arrogante e abbagliato dal proprio ego da trascurare i bisogni del partner e non prendere neppure in considerazione la possibilità di essere tradito - e dunque come tale un non geloso, fino al devastante momento della verità.

Tradimento è la parola più brutta del vocabolario, perché significa che la persona che più dovrebbe amarci è quella che ci fa più male al mondo. Un nemico infido che dorme senza rimorso di fianco alla sua vittima inconsapevole. Ed è anche la parola che fa più danno, perché la maggior parte dei matrimoni non sopravvive al tradimento. Il tradimento distrugge, che è il contrario di costruire, e se costruire necessita tempo, amore, dedizione, impegno e tanta fortuna, a distruggere ci si mette un attimo.
Il traditore rinuncia più o meno consapevolmente alla gioia dell’Amore, del vivere assieme e dell’invecchiare assieme per barattarlo con un futuro vuoto, di un po’ di sesso di contrabbando e molta solitudine.

lunedì 7 febbraio 2011

l'amante


Gli amici con l’amante li riconosci subito. All’inizio sembra abbia bevuto un calice alla fonte dell’eterna giovinezza. Sono energici, galvanizzati, effervescenti, abbronzati, si comprano camicie alla moda, scarpe che costano mezzo stipendio, se possono un’auto sportiva. Sono ammiccanti, ti guardano come se avessero capito il senso della vita, si lasciano andare a lezioni magistrali sul sesso.
Rincretiniscono, recuperano i sotterfugi del liceo per bigiare la scuola o nascondere la pagella. Inventano scuse puerili per uscire di casa, per chiudersi in bagno a telefonare, per simulare week-end di lavoro; sono trasparenti nelle loro menzogne come un bimbo che ruba la marmellata.
La fase up dura lo spazio di qualche settimana. Come una candela che brucia da entrambi i lati, o un atleta dopato, gli anni ricadono sulle spalle come in un cartone animato. Prima c’è la fidanzata che chiede di più. Già perché l’amico, preso dalla necessità di raggiungere il traguardo della prima copula, si era dimenticato di spiegare che in fondo quello che cercava non era molto di più di un extra di sesso. Poi c’è la moglie che lo scopre (perché l’amante si scopre), con l’inevitabile accompagnamento di spiegazioni, avvocati, assegno di mantenimento, i figli, il monolocale arredato in affitto. E infine giunge la scoperta cardinale: tutta questa fatica non ha portato al risultato di avere un’amante, ma due mogli al posto di una!
Il colore dell’amico passa da abbronzato a cereo, tornano a galla le rughe, il lavoro va a rotoli, la “nuova” moglie è più gelosa e soffocante dell’altra, i soldi non bastano più.

Gli amici con l’amante li riconosci subito: quando li incontri per strada quegli ex ragazzoni che uscivano gioiosi a giocare a calcetto per magari poi andare a vedere una ballerina, ora scuotono la testa seri e guardano lontano con l’occhio triste...
PS: una moglie è più brava a gestire un amante. Intanto non sceglie un ventenne o un ballerino russo, ma un uomo sposato, con nessun interesse a creare terremoti. In secondo luogo, cos’ha da perdere? Solo un marito noioso. O almeno così crede.

(pubblicato per la prima volta il 14 dicembre 2006)

lunedì 31 gennaio 2011

la parola amore


I met a girl and we ran away
I swore I'd make her happy every day
And how I made her cry
Two faces have I

ho conosciuto una ragazza e siamo scappati assieme
ho giurato di farla felice ogni giorno
e quanto l’ho fatta piangere...

La parola più equivocata di tutto il vocabolario è di certo “amore”. La usa l’innamorato per esprimere il suo sentimento alla compagna (compagno), per significarle che le vuole donare cose belle: la felicità e tutto se stesso. Ma non è vero: l’innamorato non vuole dare niente, quello che vuole è in realtà ricevere. Vuole ricevere amore, fedeltà, passione, sesso... vuole ricevere le attenzioni dell’altro, il respiro dell’altro fino a possederlo in esclusiva.
Se non riceve tutte in continuazione queste cose, o se crede di non riceverle, quello che l’innamorato effettivamente da è rabbia, litigi, frustrazione, lacrime, gelosia...
Questo non è amore. È passione, è desiderio, è una tempesta ormonale: è ghermire, accoppiarsi, inseminare, riprodursi ma non è amare.

Amore è quello che prova il genitore per il figlio. Non è un contratto, non è negoziato, non è uno scambio. Il genitore ama il figlio completamente, totalmente, con tutta la propria vita, che per lui darebbe, e solo perché esiste ed è suo figlio. Qualsiasi cosa un figlio possa fare o dire, in qualsiasi modo possa ferire o rinnegare, un genitore non può fare a meno di amarlo. Questo è dare amore.
Una madre che da la vita per il figlio è un atto di amore, un fidanzato che accoltella la fidanzata perché lei non lo vuole più non lo è.
Purtroppo non nasciamo con l'amore dentro, già pronto, ma abbiamo la necessità che qualcuno ce lo insegni. Chi non ha mai ricevuto amore non ha imparato a darne. I bambini che hanno sofferto durante l'infanzia di mancanza di amore (o peggio) sono a rischio di far soffrire a loro volta i loro figli, in una spirale maledetta (che per fortuna talvolta prevede una redenzione). I figli di coppie separate hanno più difficoltà a realizzare un matrimonio stabile che i figli di coppie felici e fedeli.

La passione passa. L’amore no.
Non voglio dire che l’uomo e la donna non si possano amare, anzi. Innanzi tutto anche la passione è un sentimento straordinario, specie se gestito da un minimo di intelligenza. Anche sentimenti instabili e rischiosi come la passione e il desiderio possono trasformarsi (non senza lavorarci su) in qualche cosa di più solido che si può definire “amore”.
Ho visto vedovi e vedove inconsolabili. Però di solito si consolano.
Ho visto cuori spezzati cristallizzati nel rimpiangere il primo amore, il Grande Amore, fino a quando magari nella vita non lo reincontrano e si sentono un po’ delusi, da quello che alla fine è solo un essere umano.
Ho visto innamorati amarsi senza limiti. E poi odiarsi senza limiti (divorziando).

L’innamoramento è una esperienza magica, il matrimonio può essere una cosa bellissima, l’amore per il prossimo è un sentimento che ci realizza, l’amore per Dio è un sentimento superiore. È bello nutrire amore per la montagna, per la musica, per la moto, per il teatro, per il cinema... ma non possiamo chiamare tutte queste cose con lo stesso nome; usiamo qualche termine più appropriato o inventiamoci qualche neologismo:
“affetto, bene, attaccamento, amicizia, tenerezza, calore, dolcezza, attenzione, cura, presenza, vicinanza, attrazione, desiderio, passione, innamoramento, predilezione, aspirazione, interesse, devozione, ardore, trasporto, adorazione, brama, carità, generosità, solidarietà, benevolenza...”

(pubblicato per la prima volta il 25 dicembre 2006)

sabato 27 novembre 2010

Valzer per un amore


Guarda che Fabrizio De André era un genio. Se tu corteggi una donna che ti rifiuta, cosa le dici? Insisti, accusi il colpo, fai la vittima, fai l’offeso, fai il superiore?
Il Faber le avrebbe detto queste parole:

“Quando carica d'anni e di castità

tra i ricordi e le illusioni

del bel tempo che non ritornerà,

troverai le mie canzoni,

nel sentirle ti meraviglierai

che qualcuno abbia lodato

le bellezze che allor più non avrai

e che avesti nel tempo passato

ma non ti servirà il ricordo,

non ti servirà

che per piangere il tuo rifiuto

del mio amore che non tornerà…
…vola il tempo lo sai che vola e va,

forse non ce ne accorgiamo

ma più ancora del tempo che non ha età,

siamo noi che ce ne andiamo

e per questo ti dico amore, amor

io t'attenderò ogni sera,

ma tu vieni non aspettare ancor,

vieni adesso finché è primavera”.

(Valzer per un amore)

sabato 14 febbraio 2009

innamorati


Questa cosa dell’innamoramento è potentissima, ma non è una nostra esclusiva: anche gli animali si innamorano, e per amore fanno pazzie persino superiori alle nostre, del tipo di prendersi a cornate con la rincorsa. Ricordo un bastardino di nessuna speranza che passava giornate intere a digiuno a struggersi d’amore di fronte al portone della casa dove abitava la barboncina di cui s’era incautamente invaghito.
Forse la differenza è che agli animali l’innamoramento dura un po’ meno che a noi. La maggior parte di essi infatti si innamora solo durante l’estro, cioè il periodo in cui la femmina è in calore. L’animale si innamora solo per riprodursi; dopo essersi accoppiato cambia idea sul fascino della compagna e si allontana senza rimorsi. E se anche la femmina non dovesse concedergli le sue grazie, alla fine dell’estro decide comunque che non vale la pena di languire dietro ad una femmina capricciosa, e al motto di "chi non ci ama non ci merita", dimentica le pene d’amore e si da ad attività più virili, come la caccia.

Anche per noi umani questo fenomeno dell’innamoramento è un imbroglio, una illusione ottica per farci accoppiare. Però il progetto è quello di rimanere assieme anche dopo aver generato una progenie, ed è per questo che ci innamoriamo e ci accoppiamo indipendentemente dal calendario, in ogni giorno dell’anno.

Cosa ci spinga ad innamorarci di una persona anziché un’altra rimane un mistero irrisolto. Sono d’accordo che è probabilmente più facile perdere la testa per Nicole Kidman che per la Litizzetto, o George Clooney invece di Paolo Villaggio, ma non è questo il punto. Esiste un’attrazione elettrica o chimica che ci scatta per una certa persona, e che resta assolutamente invisibile agli altri. I più romantici sostengono che ci sia una predisposizione dettata dal destino, un’anima gemella che in qualche luogo attende proprio noi. Ma proprio in questa attrazione elettrochimica si cela una delle più grosse fregature dell’innamoramento. Perché questo meccanismo non è stato progettato bene: il fatto che scatti il meccanismo a uno, non corrisponde necessariamente allo scatto dell’altro. Voglio dire: se un’attrazione fra anime affini esiste, sarebbe corretto che fosse reciproca. Invece mentre uno comincia a sentir suonare le campane, l’altra può rimanere del tutto indifferente, se non addirittura infastidita dal corteggiamento.
Questo mal funzionamento del meccanismo dell’innamoramento è la causa dei più grossi struggimenti (potrei dire dolori) dell’adolescenza. Chi non ha pianto perché lei (o lui) rimaneva indifferente al proprio amore? Pare impossibile che mentre una persona è agitata dal rimescolamento violento degli ormoni, l’altra di questo frastuono non avverta nemmeno il fruscio. Anzi, per qualche crudele motivo, da adolescenti immaturi eravamo soliti morire per chi non ci voleva (quasi sempre una stronza) e trattavamo con freddezza o cattiveria chi invece ci apprezzava. È il cinismo de: “in amore vince chi fugge”.

Non c’è regalo che tenga: che c’è di peggio di presentare con tutto il proprio amore un regalo, per quanto prezioso, a chi volta lo sguardo dall’altra parte? Non potrò dimenticare il giovane e totalmente inesperto me stesso adolescente che torna da una gita scolastica a Firenze con una cintura di Gucci in tasca, e che viene lasciato (veramente allora si diceva piantato) dalla sua fidanzatina proprio all’appuntamento in cui avrebbe dovuto consegnargliela. Mi credete se vi dico che nel juke box suonava “Quando finisce un amore”, la canzone che porta sfiga più di ogni altra nella storia della musica leggera?
Le donne hanno sempre un gusto crudele nella scelta dei momenti cruciali.

Non è che fosse più facile lasciare la ragazza venuta a noia. La frase chiave era: “ti devo parlare”. Ecco, fra persone intelligenti sarebbe bastata quella password per capirsi e passar oltre. Invece no, fra innamorati bisognava spiegarsi, farsi del male, ricorrere al repertorio del “sono in crisi”, “ho bisogno di tempo per pensare”, “ti meriti di più” o “vorrei solo sapere il perché”. Persone della cui intelligenza non dubito, che le stesse frasi avevano già usato in proprio per scaricare fidanzati usati, da innamorate confidavano seriamente all’amica “sai, ha bisogno di tempo per pensare...”. O, ancora più deprimente, “ci siamo presi un po’ di tempo per pensare”.

“Laura?”
“Ci siamo lasciati”
“Tu o lei?”
“Io. È scappata con un pianista e io l’ho lasciata”

Con gli anni qualcuno di noi ha imparato a controllarsi, qualcuno a corteggiare, qualcuno è diventato un professionista dell’innamoramento, qualcun altro del tradimento. Ma gli ostacoli non sono finiti. L'esperienza più dura è quando il meccanismo dell'innamoramento sembra scattare da entrambe le parti, la storia prende piede, le difese vengono abbassate e ci si lascia andare anima e corpo alla love story. Che è sempre un po’ sbilanciata da una parte, anche se è quella di Romeo e Giulietta. Si fanno progetti, si conta sul proprio amore. Fino a che uno dei due si accorge di essersi sbagliato. Sì, quella è la parte più dura: “quando finisce un amore”.

Anche qui c’è il repertorio:
“Non voglio nessuna se non posso avere lei”
“il mare è pieno di pesci”
“no, non capisci, per me c’è solo lei”
E in casa a soffrire.

Ricordo di una storia d’amore particolarmente passionale. Poi la storia finisce e io sono solo a casa a piangermi addosso. Passano i soliti amici e mi portano in discoteca, che è un posto già abbastanza odioso di per sè, ma diventa insopportabile quando sei triste. Sono lì come un idiota in silenzio con un gin tonic in mano (nessuno beve più gin tonic dagli anni settanta) a guardare nel vuoto, quando fa il suo ingresso una ragazza molto attraente, con un seguito di pretendenti. Mi riprendo, perché questa ragazza mi aveva corteggiato qualche mese prima, ma io niente perché ero già innamorato e soddisfatto (sono un tipo di indole fedele). Bene, mi avvicino, sfodero la cosa più vicina al sorriso che riesco ad esibire e pronuncio un “ciao” che vorrebbe essere affascinante (che nel frastuono della discoteca devi gridare, ed è molto difficile fare la voce gigiona che affascina urlando).
Lei mi guarda sorpresa, mi squadra da capo a piedi e butta li un: “come sei ridotto male”
Ecco, le donne sono così: annusano il successo e annusano la sfiga. E quella proprio non la vogliono. Inutile dire che sono uscito dalla discoteca in quello stesso istante per mai più tornarci.

Comunque essere innamorati è bellissimo. Ti fa sentire inserito nell’universo, in pace con la vita, ti fa sentire realizzato, ti fa godere di particolari che di solito neanche vedi, un lampione acceso, una panchina sotto la neve, un angolo romantico, una spiaggia che porterai nei tuoi ricordi per sempre. E i week-end giapponesi, quelli che passi senza alzarti dal letto neppure per mangiare, ti fai due spaghetti senza metterti le mutande e poi ancora a baciarti senza stancarti. Non ne abbiamo molte di vere-storie-d’Amore in una vita, e la cosa bella è che non le dimentichiamo più. Rimangono nostre comunque, perché le abbiamo vissute.

Però non confondiamo l'innamoramento con l'amore.

P.S.: poi ci sarebbe anche da sviscerare il capitolo del tradimento e dei traditori, che di fuori assomigliano agli esseri umani ma dentro ne sono completamente differenti. Ma toccherà ad un prossimo post...

venerdì 6 febbraio 2009

una storia d'amore


Una storia d'amore, che non è fuori posto raccontare qualche giorno prima del giorno di San Valentino.
Sono a pranzo in un delizioso ristorantino dai sapori mediterranei, ed al tavolo una coppia si scambia discrete ma tenere effusioni. Roba da amanti, si direbbe. Ed invece no: mi raccontano di essere sposati da più di dieci anni. Fidanzatini da teen-ager al mare, su una bella spiaggia partenopea, all'inevitabile ritorno a casa di lei si trovano separati da quasi l'intera lunghezza della nostra penisola. 
La vita procede per entrambi, diventano adulti, si sposano, si fanno una famiglia. Lui sotto il sole del sud, lei immersa nella nebbia del nord. La vita procede ulteriormente, ed entrambi come spesso succede si ritrovano di nuovo scapoli "di ritorno". Qui interviene il colpo di teatro: lui non si è dimenticato di quella ragazzina sulla spiaggia estiva, la cerca sull'elenco del telefono e la chiama. All'appuntamento si presenta con un mazzo di rose, che le consegna non prima di averla osservata per un po' senza farsi notare, perché si sa, gli anni che passano potrebbe riservare brutte sorprese. Invece si scoprono ancora belli come una volta, si piacciono, al punto che lui decide di lasciare il sole e il caldo per trasferirsi al nord ed aprire il ristorantino di cui sopra. Da allora sono passati più di dieci anni ed ancora si piacciono come il giorno che si sono reincontrati.
Questa storia mi ha portato alla mente una telefonata che ho ricevuto qualche anno fa. Il telefono squilla e dall'altro capo con mia totale sorpresa mi saluta una voce dal passato, quella di una bella ragazza siciliana con gli occhi blu con cui avevo avuto, come si dice, un flirt ai tempi dell'Università.
"Ciao" mi dice "sei tu? come stai? sei sposato?"
"Sì" rispondo.
E riattacca.