lunedì 3 settembre 2018

la felicità è il cammino


C'è questa parola che mi piace, ed è TAO. So che Tao in cinese significa sentiero e che è un concetto della filosofia buddista ma io non conosco il buddismo perché sono poco attratto dalle religioni, per cui posso solo raccontare cosa la parola Tao significhi per me. Io vedo il Tao come una corrente, oppure come un puzzle da comporre. Quando una persona segue la propria corrente è coerente con il proprio Tao ed è inserita al proprio posto nel puzzle dell'Universo. Seguire il proprio Tao significa realizzarsi e dunque raggiungere la felicità. È come quando ti accarezzano i capelli (o il pelo, se sei un cane).
Molti non seguono il proprio Tao perché non lo conoscono, cioè non si conoscono. Importano modelli dall'esterno, dalla società, dalla TV, da una persona forte che li circonda (il padre che vuole per te il posto in banca, la madre da cui non ti rendi indipendente, un amico da imitare…) e non stanno a guardarsi dentro.
Quando ero adolescente c'era quelli che dicevano: "scopri chi sei". Era una frase che mi faceva incazzare: cosa significava mai chi sono? Io ero io, facevo le cose che andavano fatte, seguivo le mode, mi mettevo le scarpe a punta e gli occhiali rayban e mi lasciavo crescere i capelli, seguivo gli amici, non capivo cosa significasse quel mantra. A guardarmi indietro, quelli del Liceo sono stati gli anni più confusi della mia vita. Anni in cui non sapevo appunto chi fossi, in cui non avevo una identità. Mi muovevo a caso ed ero obbligato a studiare nozioni inutili insegnate da chi nella vita non aveva mai fatto altro che quello.
Ho iniziato a trovare me stesso subito dopo, all'Università, vivendo fuori casa, fuori dalla famiglia, assieme ad altri amici, studiando quello che mi piaceva studiare e scoprendo me stesso attraverso le cose che mi piacciono: scrivere, ascoltare la musica, guardare le cose belle, che siano dipinti, case, paesaggi o belle ragazze. Ho scoperto l'amore, per esempio, e quello sicuramente era coerente con il mio Tao.
Non che trovare il proprio posto nell'Universo diventi cosa facile se solo ti conosci. Per esempio l'amore può tradirti e tu non puoi farci niente. Puoi perdere il lavoro, può morirti una persona cara, insomma, viaggiare lungo il proprio Tao non è una cosa automatica. Un ostacolo che allontana le persone dal proprio sentiero è immaginare la propria realizzazione come un traguardo. Questo è un concetto molto cristiano: subisci una vita di soprusi e di ingiustizie, ma tu più ne prendi più sei contento, senza volerne a chi abusa di te e a chi ti impedisce di essere felice e senza ribellarti alle regole che ti costruiscono attorno una gabbia, perché il premio è nel posto dove sei diretto. Che non è neppure in questa vita: è oltre, il paradiso del puro, dove gli ultimi saranno i primi, il riposo del guerriero. È facile vendere una cosa che non esiste, più difficile è comprarla: non conosco tanta gente che aspetta impaziente il momento di trapassare a "miglior" vita.
No, la felicità non sta nel traguardo né in un'obbiettivo, la felicità è nel sentiero, nel cammino, è lungo ogni passo della strada. La felicità è vivere giorno dopo giorno, non una settimana all'anno nella destinazione di un volo charter.
Non che il sentiero sia tracciato con chiarezza, così come non sempre noi vogliamo assecondare la corrente che ci trascina lungo la via, ma per qualche motivo ci ostiniamo a nuotare controcorrente con infelicità.
Se mi consentite di continuare ad utilizzare per metafora parole che non conosco veramente, il nostro timone per seguire il sentiero è il nostro carattere, il nostro yin ed il nostro yang. Lasciarsi sopraffare dall'una o dall'altra emozione, da tentazioni sbagliate, dall'odio, dal rancore, dall'orgoglio, dal desiderio incontrollato (i nonni ne avevano stilato un elenco: accidia, ira, superbia, avarizia, invidia, lussuria), gira il nostro timone troppo a destra o sinistra e ci porta dove non vorremmo, lungo strade che non sono le nostre. Scrivevo nel racconto "Il Ratto Baratto" (caspita, mi autocito!): Come si può sapere quale parte del corpo ha espresso il desiderio? È molto semplice: se vi capita di avere l’acquolina in bocca, allora è stata lo stomaco. Se vi sentite un prurito sul cuore, allora è stata l’anima… per il futuro non scordatevene, perché è un buon modo di sapere se state facendo la cosa giusta.

A volte credo di essere sulla strada giusta, a volte mi domando se non l'abbia persa. Ora vivo in campagna, l'ho sempre desiderato e ne sono felice. Credo di essermi sempre immaginato vivere in una casa colonica, con una moglie che amo, due bimbi, qualche animale ed una giardinetta (è il modo con cui una volta si chiamavano le station wagon, ai tempi di quelle americane con il legno sulle portiere). In campagna ci abito, di animali ho Jack (che più animale di lui...), la bimba è meravigliosa, amare ho amato e sono stato amato, ma ho sbagliato spesso e ora mi ritrovo solo. Ogni tanto credo di innamorarmi ma invece… "era un calesse". Amo la musica, amo scrivere e credo di avere abbastanza materiale da poter realizzare anche quello, amo muovermi in moto. La solitudine quella non mi appartiene, ma insomma si vede che il mio cammino sta attraversando quella regione. Spero si intrecci presto con un altro sentiero.

Paths that cross… 

AddendumQueste parole, un po' solitarie, le scrivevo nella primavera di 6 anni fa, quando, senza saperlo, ero alla vigilia di un grande cambiamento. Due grandi amori dopo, e dopo tanti avvenimenti, soprattutto felici quando non addirittura straordinari, mi ritrovo da capo. A cercare il mio TAO. Forse quello che non avevo capito è che il cammino si percorre in due, non da soli, e per farlo è necessario prestare ascolto anche alle esigenze ed ai bisogni dell'altro, del compagno.

It takes one for the running
but two for the road

si scappa da soli 
ma la strada si percorre in due

sabato 25 agosto 2018

Empatia


L’empatia è la capacità di sentirci uguali agli altri. Di avvertire che le persone che ci circondano sono esseri umani come noi, che provano emozioni ed hanno bisogni come i nostri. L’empatia è la capacità naturale di metterci nei panni dell’altro.
Esistono (molte) persone che non hanno la capacità di provare empatia più di quanto un daltonico possa distinguere il colore rosso dal verde.
Il contrario dell'empatia è l’egoismo. L'egoista è un'isola in un mare di estranei. L’egoista si sente in credito nei confronti degli altri esseri umani e non è a disagio nel procurare un danno al prossimo, a meno di rischiare di essere scoperto e di doverne pagare il prezzo.
Tutti si è umani, si sbaglia e ci si pente, ma l’egoista si pente di essere stato colto in fallo, non di aver agito “contro”. Se io rubo il portafogli ad un’altra persona, dimostro di non essere capace di empatia, perché il mio gesto non mi provoca il disagio che proverei se il portafogli lo avessero rubato a me.
Se sono infedele al partner, non riesco ad immaginare come mi sentirei se fosse stato lui a tradire me.

L’empatia è la dote più importante da cercare nella persona con cui desideriamo condividere la vita, persino più dell’attrazione, della passione e dell’intesa, perché l’amore vero è empatico.

“L’amore è questa cosa qui, facile facile: rendere felice chi ami” (Diego De Silva)

Sul dichiarare: “Io ti amo”, sulla parola amore, si consuma un equivoco. Perché le persone dicono “ti amo” ma pensano “amami!”. Dicono “ti amo” ma pensano “dammi il tuo amore, la tua attenzione, dammi te stesso”.
Mentre l’amore dovrebbe essere dichiarato attraverso il dare, diviene invece una pretesa di avere.
È dunque facile far credere di amare in un giorno di sole, ma spesso ne rimane a disposizione poco quando piove. L'egoismo è uno dei motivi per cui le coppie (sposate, o anche no) non durano: perché i coniugi amano più sé stessi del compagno. L'egoista fa soffrire.
Far soffrire per amore è una contraddizione. Può pensare di amare chi fa soffrire l’amato? Come si può addirittura arrivare ad uccidere per amore?

Diceva Salomon Burke (un soul man di classe ed anche un pastore di anime): Se non ne sei sicuro, se non te ne senti all’altezza, se non lo senti, non dire “ti amo”. L'altra persona potrebbe crederci. Dì piuttosto “mi piaci”. Dì “ti desidero”. Perché amore è dare, non pretendere. Amore è aggiustare, non distruggere. Amore è restare, non fuggire. Amore è stare dalla stessa parte, non tradire.

L’amore realizza uno stato naturale dell’essere umano: quello di creare una coppia. L’uomo realizza (o realizzava) una coppia per la vita, all’interno della società, per affrontarla in due, nel bene e nel male. L'amore è più stabile, maturo e definitivo dell’innamoramento, che lo precede ed è invece passione e desiderio.
Ad amare si impara, fin dall’infanzia, ed ad amare si insegna. Il partner che non comprende il bisogno dell’altro, la sua necessità di aiuto, che è incapace di perdonare, non è empatico con l’amato ed in realtà non lo ama.
C’è un’altra frase, significativa  e bella, che ho letto su un muro (non ne ho identificato l’autore, ma ho scoperto che è piuttosto nota):

“Siamo persone 
facciamo errori, ce ne scusiamo 
diamo una seconda possibilità
ci abbracciamo
perdoniamo
noi amiamo”

Questa è empatia.

Ci vorrebbe un test, un esame del sangue, in grado di predire se l’altro ci amerà ancora quando ne avremo bisogno. Che ci avvisi se la persona ci amerà al momento di dimostrarcelo.

Anche l’amore può finire. Il dramma della vita è che nulla è per sempre: la giovinezza, i figli, i momenti  felici, i genitori…

“Il tempo prende, il tempo da” (questa è di Guccini).

Perciò l’amore va aiutato, non va dato per scontato; va coltivato con cura come un giardino delicato. Il partner va corteggiato sempre, anche dopo anni. Non dobbiamo mai smettere di essergli riconoscenti e di farglielo sentire (perché nessuno è telepatico). Un matrimonio dove non ci si parla, e non ci si ascolta, è una pianta senza linfa. Un compagno ignorato come se fosse un mobile di casa, un brutto giorno potrebbe non esserci più.

Quanto sono belle le coppie che si amano? E quanto squallore, quanto dolore e quante prospettive di delusione e solitudine si aprono davanti ad una coppia che si separa?



Ma l’innamoramento è un meccanismo imperfetto, ed anche all’amore può capitare di essere sostituito nel nostro cuore da un nuovo amore (non è il caso del traditore seriale, che ogni volta continua ad essere innamorato solo di sé stesso). Del compagno ci si può annoiare e Cupido ci può fuorviare con un coup de foudre ben assestato - ma in questo caso l’errore di valutazione è dietro l’angolo, giusto a pochi passi dal rimpianto. Il tempo che passa può renderci sfuocata la vista e farci confondere l'amore con il batticuore di un’esperienza dal sapore giovanile. Vale la pena di perdere l'amore di una vita per un momento di batticuore? O, invertendo le parti, di perderlo per non saper perdonare un errore?

Ma se anche l’amore può finire, l’empatia no. Non tratterò con disprezzo il compagno che non amo più, e soffrirò per la sua sofferenza. Non lo tratterò con l’impazienza di un oggetto di cui liberarmi in fretta nel cassonetto dei rifiuti ingombranti.
E saper distinguere l’amore che è finito da quello che è scemato per abitudine, può fare la differenza per la nostra felicità futura, perché possiamo lavorare per rinvigorirlo o trasformarlo. La vita è breve e le opportunità sono meno di quelle su cui contiamo.

Come ci cambia la vita incrociare la vita con un compagno (un partner, un socio, un amico…) empatico oppure uno egoista?
Il primo ci accompagnerà, ci sarà d’aiuto, ci renderà felici. Il secondo, prima o poi si manifesterà nemico, come una sposa davanti al giudice nel giorno del divorzio.

martedì 21 agosto 2018

Addio


Otto anni fa entravi nella mia vita, in punta di piedi. Con grazia e leggerezza ti sei presa cura prima del mio lavoro, poi di me. Giorno dopo giorno, sei diventata il mio punto di riferimento e mi hai dato serenità. Poi ci siamo innamorati e l’amore si è trasformato in passione.
In tre anni di intesa profonda sei diventata la donna più importante e l'amore più grande della mia vita. Io e te siamo stati felici ovunque. L’intesa fra di noi era un dono raro. Nelle nostre tante fotografie, i nostri occhi brillano sempre di felicità.
Io ti dicevo: “ti amo” e tu mi rispondevi: “io di più, per sempre”.
Perciò ci siamo scelti come compagni per la vita. Fidanzamento e convivenza non ti bastavano: chi si ama si promette amore eterno e vuole camminare assieme nella vita.

Ci siamo sposati in autunno.

Il matrimonio non è tutto una luna di miele. “Nel buono e nel cattivo” era la formula usata una volta. Si incontrano le difficoltà e si superano con l’amore. È questo il bello di essere assieme anziché soli: superare le difficoltà tenendosi per mano.
Ci eravamo promessi amore eterno, ma già questa mattina ci siamo separati.

Ho due finali per questa storia, scegli quello che preferisci, puoi prenderli anche entrambi.

Il primo è che ti ho persa. Sono immensamente triste per noi e per il nostro progetto di vita. Io avevo creduto in te, nel nostro legame speciale, nel nostro matrimonio, nel vivere e invecchiare assieme. Ma io credo nell'amore: ho cercato il vero amore per tutta la vita.
Il secondo finale è che forse ti eri smarrita ed avevi sbagliato strada. Seguendo me, avevi preso una strada non tua. Il matrimonio, ti sei resa conto, non era dove volevi essere, non era il porto al riparo dalla vita che avevi immaginato. Non è la tua vocazione né la tua destinazione. Oggi sei libera di cercare in autonomia la tua via. Ed io riprendere la mia. Entrambi con un handicap: io l'età ed il cuore spezzato. Tu i tuoi fantasmi.



Questa notte il nostro letto è freddo 
mi sento perduto nell'oscurità del nostro amore 
Dio abbia pietà dell'uomo 
che dubita di ciò di cui dovrebbe essere sicuro

(Bruce Springsteen)

sabato 11 agosto 2018

Dizionario di un discorso amoroso


Roland Barthes è (era) un filosofo francese, nato nel 1915 e morto nel 1980. Il suo libro “Frammenti di un discorso amoroso” è stato dato alle stampe nel 1977. È un libro complesso, letterario e filosofico, tutt’altro che banale, caratterizzato da una quantità sovrapposta di livelli di lettura. Non un libro facile. Eppure è un best seller da quando è uscito, ed ancora oggi, quarant’anni dopo, si trova esposto in primo piano negli scaffali principali di ogni libreria. Perché tanta presa sul pubblico?
Perché si tratta di una delle letture prescelte da ogni cuore infranto. E di cuori infranti ce n’è più che persone sulla Terra.

Per esempio, la dedica di mio pugno sulla mia copia del libro recita: 
«Gaetano, estate 2018, lasciato dalla moglie dopo che lui l’ha allontanata in ogni modo, disperato di averla persa, mentre si consuma nell’attesa del suo ritorno» 

Al livello di lettura più immediato, il libro è un dizionario di “luoghi tipici”, in realtà non dell’amore ma dell’innamoramento. Ed in un mondo dove “il discorso d’amore è di una estrema solitudine, parlato da migliaia di individui ma non sostenuto da nessuno”, leggere un dizionario di luoghi della passione che tutti abbiamo vissuto e sperimentato nel nostro cuore, è di maggior conforto dei frigidi libri di psicologia che sembrano rimproverarci di amare, costringendo l'amore all’interno degli steccati della “ragione”. Ragione che rappresenta tutto l’opposto dell’innamoramento.
Il libro è ancora protetto dai diritti d’autore, dunque non mi è consentito riportarne dei brani senza infrangere la legge. Ciò nonostante mi permetto ugualmente di farlo, citando (prendendomi  qualche libertà) alcune voci che mi piace sottolineare. Confido che nel caso improbabile che l’editore Einaudi se ne avvedesse, voglia prendere la mia iniziativa come una reclame alle vendite e non un furto di parole.

(Nota bene: ho sforbiciato prendendomi qualche licenza. Gli originali sono sul libro).

Abbraccio. Per il soggetto, il gesto dell’abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l’essere amato.

Abito ...indossato nell’intento di sedurre l’amato.

Adorabile. “Nella mia vita, io incontro milioni di corpi; di questi milioni io posso desiderarne centinaia; ma di queste centinaia, io ne amo uno solo”

Affermazione. Il soggetto amoroso afferma l’amore come valore.

Appagamento. Ricerca di ottenere una totale soddisfazione del desiderio implicito nella relazione amorosa.

Attesa. Tumulto d’angoscia suscitato dall’attesa dell’essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere, [messaggi])

Capire. “Voglio capire! (cosa mi sta capitando)”

Catastrofe. Come in un vicolo cieco, il soggetto si vede destinato a una totale distruzione di sé.

Compassione. Un sentimento di compassione nei riguardi dell’oggetto amato ogni volta che lo vede, lo sente o lo sa infelice o minacciato da qualche cosa che è estraneo alla relazione amorosa in sé.

Corpo. Ogni pensiero, ogni emozione, ogni interesse suscitato nel soggetto amoroso dal corpo amato.

Dedica. Il regalo amoroso viene cercato, scelto e comperato in uno stato di grande eccitazione.

Dipendenza. Se io accetto la mia dipendenza è perché non è una debolezza né una meschinità; essa è un segno di forza.

Fading. Prova dolorosa con la quale l’essere amato sembra sottrarsi a qualsiasi contatto.

Fastidio. Sentimento di moderata gelosia che coglie il soggetto amoroso quando vede che l’interesse dell’essere amato è catturato e distolto da persone, oggetti o azioni che ai suoi occhi agiscono come rivali secondari. (“Tu appartieni anche a me” dice il mondo).

Gelosia. Sentimento che nasce dall’amore e che è cagionato dal timore che la persona amata preferisca qualcun altro.

Incontro. “Com’era azzurro il cielo”.

Io continuo.

Informatore. Figura amichevole che tuttavia sembra avere la costante funzione di ferire il soggetto amoroso dandogli, come se niente fosse, delle informazioni anodine sull’essere amato, il cui effetto è quello di guastare l’immagine che il soggetto ha di esso.

Insopportabile. “Così non può continuare”.

Languore. Intangibile condizione del desiderio amoroso provato nella sua carenza.

Luna di miele*. Il soggetto amoroso vive ogni incontro con l’essere amato come una festa.

Magia. Nella vita del soggetto amoroso, non importa a quale cultura esso appartenga, non mancano mai le consultazioni magiche, i piccoli riti segreti e le consultazioni votive.

Mutismo. Il soggetto amoroso è angosciato dal fatto che l’oggetto amato, risponda parsimoniosamente, o non risponda affatto, alle parole (discorsi o lettere [o messaggi]) che egli gli rivolge.

Oggetti. Ogni oggetto che sia stato toccato dal corpo dell’essere amato diventa parte di questo corpo, e il soggetto vi si attacca appassionatamente.

Pazzia. Il soggetto amoroso è colto dall’idea di diventare pazzo.

Perché?

Ricordo. “E lucean le stelle”.

Rimpianto. "Nessuno ha veramente bisogno di me".

Risonanza. Una parola, un’immagine si ripercuotono dolorosamente  nella coscienza affettiva del soggetto.

Risveglio. Il soggetto amoroso si ritrova, al suo risveglio, nuovamente assalito dall’assillo della sua passione.
[Mi permetto il sacrilegio di aggiungere una variante mia personale: la consapevolezza dolorosa al risveglio di essere solo nel letto e di aver perduto, forse per sempre, l’oggetto amato]

Sensibilità del soggetto amoroso che lo rende vulnerabile anche alle ferite più lievi.

Sistemati. Il soggetto amoroso vede che intorno a lui tutti sono “sistemati” e gli sembra che ognuno disponga di un sistema affettivo da cui si sente escluso.

Unione. Sogno di unione totale con l’essere amato.

(da: Frammenti di un Discorso Amoroso, Roland Barthes, ET saggi, Einaudi, in libreria)




venerdì 10 agosto 2018

Mi piace guardare le coppie


Mi piace guardare le coppie.

Non quelle giovani, lui e lei ed un bambino piccolo
o con due bambini biondi nel passeggino,
quelle coppie così belle oggi
ma che domani sai che si tradiranno
si faranno del male
si lasceranno, si separeranno
si nasconderanno dietro agli avvocati.

Mi piace guardare le coppie avanti con gli anni
quelle eleganti, con i capelli d’argento
belle, complici
che si conoscono l’un l’altro,
si muovono come ballerini affiatati
che sanno cosa dirsi,
perché si parlano ancora
conoscono i loro ruoli
e vivono la vita in due.
Mi piace guardarli entrare in un negozio
sedersi ad un ristorante e scegliere dal menu
completi della loro presenza
Guardarli mentre lei parla e lui annuisce
mentre lui parla e lei sa già cosa dirà,
mentre si guardano negli occhi.
Abituati
mentre si amano ancora
perché nella vita non si sono mai lasciati.

mercoledì 8 agosto 2018

la bustina dei Minerva (FaceBook)


FaceBook è un mezzo per comunicare, che ogni persona usa a modo suo, come del resto avviene per qualsiasi altro strumento: il telefono, la posta, i messaggi… Persino le cose che si raccontano al bar (dove ancora esiste il bar).
Io, FaceBook lo uso come Blue. Blue Bottazzi è un nom de plume, un alias di me stesso, lo scrittore di nicchia. Ho sempre comunicato scrivendo. Avevo un personal computer da prima che qualcuno di voi nascesse e mi sono collegato alla rete da prima di internet (“ma papà, quando tu sei nato non c’era internet?).
Prima ancora, pigiavo i tasti di una macchina per scrivere Olivetti per inviare i miei articoli al Mucchio Selvaggio su fogli di carta in formato A4. Poi è arrivato internet, i siti web, ed infine i blog. BEAT arrivava a 27.000 contatti al mese. Poi, molto rapidamente rispetto alle evoluzioni del passato, le persone hanno smesso di leggere le riviste. In breve è toccato ai blog andare in crisi e lo stesso FaceBook ha le ore contate: i ragazzi pubblicano filmati senza parole su Instagram. Stiamo tornando agli ideogrammi.

FaceBook ognuno lo usa a modo suo, a seconda di come lo vive, delle proprie esigenze, della propria cultura, del proprio carattere, delle proprie motivazioni. A seconda di quello che ha da dire e di come è capace di dirlo. Io l’ho usato a lungo per mantenermi in contatto con il pubblico del rock e, lo confesso, per pubblicizzare i miei libri - fino a saturare la mia nicchia di lettori (però la seconda edizione la potreste acquistare!).

Ora mi capita di pubblicare post come pensieri su un blocco d’appunti. Gli appunti sui Minerva, se non fosse che non fumo e che non sono Umberto Eco. Pensieri volanti sui miei sentimenti, sulle mie emozioni, sull’amore e sul dolore. Non scrivo mai di politica (perché è un argomento caduco e deperibile, e anche perché non capireste) né di sport (di cui al massimo leggevo le cronache di Giovannino Brera).
Non leggo praticamente niente di quello che pubblicate voi: non vado oltre le pagine di un paio di persone, e mi stanco anche di quelle con gli occhi belli.
C’è chi pensa che io mi esponga mettendo in piazza argomenti personali, ed in effetti mi disturba il meccanismo dei commenti, capaci di banalizzare qualsiasi pensiero. Scriveva qualcuno (era Calvino o Piero Chiara? Non sono sicuro di ricordare) che scriviamo per farci trovare. Sto scrivendo (forse) un libro non rock. Ormai ho capito che i tempi sono cambiati e che non troverò un editore, e che quel libro lo leggeremo in tre (compreso me, l’autore). Si intitola Blue Motel (naturalmente), è nato come una cosa leggera, ma di questi giorni la mia anima trabocca di amarezza, di delusione, di dolore, al punto che non so immaginare cosa ne salterà fuori. Probabilmente finirà nel cestino virtuale del desktop.
Non mi è successo niente di troppo originale, ma forse un po' sì. Pochi mesi fa mi sono sposato per amore, credevo quello vero, quello definitivo che ho inseguito per tutta la mia romantica vita, ma la compagna che ha fatto la scelta di essere mia, e di rispondere "sì" alla fatidica domanda, si era sbagliata. Alla prima difficoltà ha scoperto che non se la sente, o che non è capace, di fare la moglie (e di affrontare la buona e la cattiva sorte). Se ne è andata con lo stesso spirito di chi ha scelto le vacanze in montagna, ma poi cambia idea e decide piuttosto per il mare.
L’amore è l’esperienza in Terra che più si avvicina al Paradiso; ma anche all'Inferno.
Dovrei tenere questi pensieri per me o dissimularli in metafora per il libro, ma poi l’amarezza tracima dai post, e c’è chi mi rimprovera di non nascondere le ferite, di espormi alle chiacchiere delle comari. C’è molto bigottismo sociale sui sentimenti. Si celebrano i matrimoni, i battesimi e si porgono le condoglianze ai funerali, ma in generale la gente ritiene sia conveniente nascondere le proprie emozioni dietro un muro di cinismo e di ipocrisia. Quando si parla d’amore, le persone sanno sempre trovare una parola cattiva. Perché hanno il cuore amaro. La gente è cinica e disillusa; ti scoraggia dall’amare perché si consola a pensarti arreso e sconfitto come loro.
“Ti verranno a chiedere del nostro amore”: quando racconterai del tuo dolore, ti risponderanno quanto sei stato fortunato a liberarti di un amore inutile e di una persona detestabile. Quando ti lamenterai della solitudine, la gente te ne vanterà i vantaggi. Ma la verità è che le persone non sono fatte per stare sole. A dispetto di qualsiasi argomento possa portare, chi accetta la solitudine la subisce, con infelicità e rassegnazione.

Ho sempre creduto nel coraggio, e tenuto in spregio slealtà e viltà. Ho sempre pensato che sia un diritto della persona adulta avere il coraggio delle proprie idee e delle proprie azioni. Il diritto di non dover mentire né fingere. Fuggo chi, alla resa dei conti, si nasconde sotto la pietra e ti morde con il veleno della vipera. Chi si fa pecora con i lupi, e crudele con chi chiede aiuto. Chi si professa dalla tua parte e al momento del bisogno ti tradisce.

sabato 26 maggio 2018

Rose, spine e cuori infranti


Qualche cosa nella rosa incarna il concetto stesso di bellezza, persino di felicità. Il suo profumo inteso ma gentile, il suo colore delicato te ne ricordano la provvisorietà, perché fra qualche giorno, troppo pochi, perderà i suoi petali e si trasformerà in un cespuglio di spine. E l’aria fresca e profumata si corromperà nella faticosa afa grassa dell’estate, mentre il cinguettio si arrenderà al ronzare delle mosche e delle zanzare. E così, mentre apri la porta nel mattino, sospeso sull’orlo del dolore, mentre la ferita che sta sanguinando è ancora troppo fresca perché tu ti possa rendere conto dell’entità danno, mentre non sei ancora al tappeto ma sai che succederà, sai che fra troppo poco ti sommergerà, vorresti aggrapparti a questi momenti, poterti fermare per sempre a questo istante di mattina, mentre il cane agita le gambette come un cartone animato per correre al prato, mentre non soffri ancora (troppo) fame, rimpianto e desiderio, mentre vedi quello che ti aspetta ma ancora non ci sei davvero dentro. Quando ti svegli solo nel letto, ma ci vuole qualche attimo prima che affiori la consapevolezza ed il ricordo. E te ne stupisci ancora, non ci sei abituato ma già sai che dovrai arrivare ad accettarlo, tuo malgrado. E ti vedi disteso immerso nel niente, stupido, nel calore, nella noia senza prospettive. O persino peggio, a muoverti come se niente fosse, fingendo che nulla sia accaduto, che le cose semplicemente siano così. Quando la ferita alla fine diventa una cicatrice.


lunedì 30 aprile 2018

Stagioni (colori)

> La neve che scende fitta in silenzio, il blu dell'orizzonte che si mischia col cielo, i rami piegati degli alberi, i passi soffici, la sciarpa stretta attorno al cappotto, la luce fioca dietro le finestre nel buio.

> I fiori, gialli bianchi rosa e rossi sul verde del prato, il profumo intenso, le api lontane, scaldarsi al tepore del sole.

> Svegliarsi ai raggi di luce taglienti proiettati dalle persiane, l'orchestra dissonante di voci di un mercato sotto le finestre, il profumo dei pini e del mare, cappuccino e bombolone zuccheroso che si incolla alle labbra, seduti a un tavolino di metallo con la scritta Motta, all'edicola la ristampa di un fumetto letto da bambino, la coda ciarliera della focaccia nel profumo della pizza rossa, in spiaggia sotto l'ombrellone a fissare l’infinità del mare e non pensare. Gocciolare sudore salato facendo l'amore.
Il lampo del fulmine, la botta del tuono, la doccia della pioggia, il profumo di terra, un brivido di freddo sotto la maglietta leggera.

> Il rosso delle colline, il sole infuocato che scende nel tramonto, il fiume in piena, la strada che serpeggia, la malinconia della fine.