Visualizzazione post con etichetta tv. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tv. Mostra tutti i post

giovedì 7 gennaio 2010

la città che vorrei


"Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'

e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.

Da quando sei partito c'è una grossa novità,

l'anno vecchio è finito ormai

ma qualcosa ancora qui non va". (Lucio Dalla, l'anno che verrà)

"i vigili cercavano di salvare la circolazione e sfruttare a senso alternato l'unica corsia libera… già solo questa era una sensazione esilarante: fermare le macchine in una società che le teneva tanto più in considerazione dei suoi abitanti" (Andrea di Carlo, due di due)

La Città che vorrei non è fatta per le automobili ma per le persone. Nella città che vorrei la gente cammina per le strade e gli anziani sono seduti sulle panchine o sulla sedia di fronte alla porta di casa. Nella città che vorrei esistono tram puliti, comodi e confortevoli con cui la gente si sposta quando deve andare in un quartiere lontano. Chi li attende non è in piedi sotto la pioggia, ma seduto sotto una bella veranda e ogni cinque minuti passa un moderno tram che invece di correre sui binari segue una linea ottica. Non si deve comprare il biglietto perché i trasporti pubblici si pagano con una tassa, allo stesso modo di come si paga il servizio di nettezza urbana.
Le automobili naturalmente ci sono e, al di fuori del centro storico, si possono usare, ma siccome si può parcheggiare solo sotto casa è molto più comodo salire sui mezzi pubblici.

Anche per raggiungere un’altra Città non è necessario prendere l’auto perché proprio nel centro della città che vorrei c’è una bellissima stazione, un edificio deco o liberty pulito e curato che rappresenta la porta della città ed il suo biglietto da visita per chi viene da fuori, che quando esce dal treno si trova immerso nella bellezza del centro storico. Da quella stazione partono puntuali treni confortevoli come quelli svizzeri (con tanto di vagone per le biciclette) che arrivano alla bella stazione deco o liberty dell’altra città dove devo andare, dove pure mi aspettano i mezzi pubblici.

Nel Paese che vorrei posso prendere l’auto o la moto, ma solo per divertimento e non per imbottigliarmi in autostrada. Per lavorare o anche per andare in vacanza prendo il treno che è molto più comodo e confortevole, e non ho timore a spostarmi anche con la famiglia o i bambini perché nel Paese che vorrei usare il treno non è una avventura sfibrante o pericolosa o sudicia da quarto mondo.

Nella città che vorrei gli assessori ed il sindaco non possono usare l’auto blu né hanno permessi speciali di parcheggio neanche vicino al Palazzo del Comune, ma si muovono sempre e solo con i mezzi pubblici - così ascoltano la gente e capiscono cosa non va.
Nel Paese che vorrei neppure parlamentari e senatori si muovono con mezzi diversi da tutti gli altri cittadini e non hanno paura della gente perché non hanno la coscienza sporca.

La città che vorrei non ha un piccolo centro ed una enorme periferia dormitorio, ma è fatta di tanti Quartieri come quelli di Parigi o di Londra. Ogni quartiere ha il suo nome, il suo punto vitale, i negozi, il giardino, magari l’asilo e la scuola ed un posto dove trovo sempre i vigili urbani. Ed una comoda fermata dei mezzi pubblici con cui raggiungere gli altri quartieri.

Nella città che vorrei le strade pedonali, che sarebbero la maggior parte delle strade, hanno delle panchine nel centro perché le persone possano sedersi a chiacchierare e gli anziani non siano costretti a restare a casa a guardare la TV o andare dal medico della mutua a prendere pillole per la depressione senile.
Nella città che vorrei la gente usa la bicicletta e continua ad usarla anche quando attraversa la campagna per andare nei paesi vicini perché ci sono piste ciclabili in ogni direzione e non tangenziali che feriscono il territorio e bloccano il transito a qualsiasi mezzo che non inquini l’aria che respiriamo.
Nella città che vorrei la gente va a lavorare passeggiando. Passeggia alla sera alla luce dei lampioni ed al sabato e alla domenica può fare gite in bicicletta lungo il fiume anziché imprigionarsi in enormi centri commerciali sulla tangenziale. E alla fine della gita va a mangiare cibi artigianali in una trattoria sotto il pergolato, perché le leggi e l'ufficio d'igiene non obbligherebbero la produzione di cibo industriale asettico e insipido.

Nella città che vorrei ci sono giardini, ponti pedonali sul fiume e tanti lampioni romantici.

Nella città che vorrei è obbligatorio che le case siano costruite belle almeno quanto solide. Il comune costruirebbe scuole ed uffici belli da vedere come quelli che i Comuni hanno costruito dal rinascimento fino ai primi del novecento, e non quelle insultanti palazzine di cemento da socialismo reale (che tanto loro hanno la villa in Sardegna).
Nella città che vorrei si rispetta l’architettura locale e non si possono costruire palazzine anonime. Tanto meno sul lungo mare.
Nella città che vorrei le aiuole e gli alberi sono obbligatori ovunque e anche la zona industriale non è una disumana distesa da Terminator ma è immersa in un bosco come fanno in Irlanda. Nella città che vorrei la gente respira aria pulita perché non ci sono inceneritori (neanche costruiti dalle cooperative) ma solo raccolta differenziata e riduzione dello spreco.

Nella città che vorrei l’amore sarebbe un dato di fatto e non una presa per il culo per gli allocchi.