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giovedì 10 febbraio 2011

A Good Man Is Hard To Find


Sono una vittima del rock & roll. Nel senso che sono cresciuto a rock & roll, 45 giri e buoni sentimenti. Le canzoni rock cantano l’amore puro, la passione, il desiderio. Sguazzano fra cuori spezzati e amori finiti ma non contemplano il tradimento, la falsità, l’imbroglio, la cattiveria. Ho sempre vissuto i miei amori con rock & roll. La poesia e magari le lacrime di una canzone di Roy Orbison o degli Everly Brothers. L’imbroglio non te l'aspetti, ti prende di sorpresa senza che tu sappia reagire. Ho cercato una canzone che ne parlasse, quello che ho trovato è questo:


‎"Hey Joe dove te ne vai con quella pistola in mano
Vado a sparare alla mia donna
Perché l'ho sorpresa farsela con un altro uomo
Sto andando a sparare alla mia donna proprio ora
Per poi scappar giù al sud verso il Messico
Dove posso essere libero
Dove nessuno mi metterà una corda attorno al collo..."

(Billy Roberts)


E qualcosa rimane, fra le pagine chiare, fra le pagine scure,
e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni.
Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente
ma lo zingaro è un trucco.
Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro.
Colora i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi

(Francesco De Gregori)


Lei disse “le cose cambiano”
io risposi “ma io mi sento lo stesso
non capisco come un amore invece di crescere possa sparire”
lei disse “le cose cambiano
e ‘per sempre’ è una promessa a cui nessun amore può sopravvivere"
così baby ho smesso di provarci
perché posso essere lento a capire, ma non sono cieco...

ora lei mi dice “ti amo ancora e tu una volta urlavi il mio nome”
io dico “non è colpa di nessuno, ma tu lo sai bene che le cose cambiano…”

(Dwight Yoakam)


“più avanti lungo la strada
qualcuno ti farà il male che tu hai fatto a me
più avanti lungo la strada
baby, aspetta e vedrai
adesso ridi ma un giorno piangerai
più avanti lungo la strada
vedrai che non sono bugie,
più avanti lungo la strada
mi rimpiangerai”

(da Bobby Blue Bland)


Sapevo che un giorno avresti ripensato a me e a te
ti saresti dimenticata delle cose cattive
e avresti pensato a quanto abbiamo riso assieme
avresti desiderato tornare a casa
beh, dolcezza, non è per cattiveria o nient’altro
che io sto cantando questa canzone
è che nessuno sa dove vada a finire l’amore
ma quando è andato, è andato
perché quando sei solo, sei solo…

(Bruce Springsteen)


Lei spegne la TV e se ne va a letto senza una parola
pensando a come tutto è stato sprecato
e come sono stati buttati i loro sogni…
…e un uomo giusto è difficile da trovare

(Bruce Springsteen)


Nessuno mi aveva mai fatto del male
prima di te,
sei la donna che dormiva al mio fianco
non mi hai detto che le cose erano cambiate
non mi hai detto di non amarmi più
mi hai tradito
e mi hai mentito
e non me ne hai chiesto perdono
hai lasciato che me ne andassi
senza chiedermi di restare,
non ci hai nemmeno provato
credevi di sostituirmi
ma l’amore è difficile da trovare
persino un uomo che ti tenga caldo il letto
dopo aver finito di far l’amore
è difficile da trovare


giovedì 2 settembre 2010

wc


sentito dire da una donna ad un’altra donna:

l’uomo è come il cesso
quando serve non lo trovi
quando lo trovi è occupato
quando è libero è ridotto in condizioni pietose”

sabato 14 febbraio 2009

innamorati


Questa cosa dell’innamoramento è potentissima, ma non è una nostra esclusiva: anche gli animali si innamorano, e per amore fanno pazzie persino superiori alle nostre, del tipo di prendersi a cornate con la rincorsa. Ricordo un bastardino di nessuna speranza che passava giornate intere a digiuno a struggersi d’amore di fronte al portone della casa dove abitava la barboncina di cui s’era incautamente invaghito.
Forse la differenza è che agli animali l’innamoramento dura un po’ meno che a noi. La maggior parte di essi infatti si innamora solo durante l’estro, cioè il periodo in cui la femmina è in calore. L’animale si innamora solo per riprodursi; dopo essersi accoppiato cambia idea sul fascino della compagna e si allontana senza rimorsi. E se anche la femmina non dovesse concedergli le sue grazie, alla fine dell’estro decide comunque che non vale la pena di languire dietro ad una femmina capricciosa, e al motto di "chi non ci ama non ci merita", dimentica le pene d’amore e si da ad attività più virili, come la caccia.

Anche per noi umani questo fenomeno dell’innamoramento è un imbroglio, una illusione ottica per farci accoppiare. Però il progetto è quello di rimanere assieme anche dopo aver generato una progenie, ed è per questo che ci innamoriamo e ci accoppiamo indipendentemente dal calendario, in ogni giorno dell’anno.

Cosa ci spinga ad innamorarci di una persona anziché un’altra rimane un mistero irrisolto. Sono d’accordo che è probabilmente più facile perdere la testa per Nicole Kidman che per la Litizzetto, o George Clooney invece di Paolo Villaggio, ma non è questo il punto. Esiste un’attrazione elettrica o chimica che ci scatta per una certa persona, e che resta assolutamente invisibile agli altri. I più romantici sostengono che ci sia una predisposizione dettata dal destino, un’anima gemella che in qualche luogo attende proprio noi. Ma proprio in questa attrazione elettrochimica si cela una delle più grosse fregature dell’innamoramento. Perché questo meccanismo non è stato progettato bene: il fatto che scatti il meccanismo a uno, non corrisponde necessariamente allo scatto dell’altro. Voglio dire: se un’attrazione fra anime affini esiste, sarebbe corretto che fosse reciproca. Invece mentre uno comincia a sentir suonare le campane, l’altra può rimanere del tutto indifferente, se non addirittura infastidita dal corteggiamento.
Questo mal funzionamento del meccanismo dell’innamoramento è la causa dei più grossi struggimenti (potrei dire dolori) dell’adolescenza. Chi non ha pianto perché lei (o lui) rimaneva indifferente al proprio amore? Pare impossibile che mentre una persona è agitata dal rimescolamento violento degli ormoni, l’altra di questo frastuono non avverta nemmeno il fruscio. Anzi, per qualche crudele motivo, da adolescenti immaturi eravamo soliti morire per chi non ci voleva (quasi sempre una stronza) e trattavamo con freddezza o cattiveria chi invece ci apprezzava. È il cinismo de: “in amore vince chi fugge”.

Non c’è regalo che tenga: che c’è di peggio di presentare con tutto il proprio amore un regalo, per quanto prezioso, a chi volta lo sguardo dall’altra parte? Non potrò dimenticare il giovane e totalmente inesperto me stesso adolescente che torna da una gita scolastica a Firenze con una cintura di Gucci in tasca, e che viene lasciato (veramente allora si diceva piantato) dalla sua fidanzatina proprio all’appuntamento in cui avrebbe dovuto consegnargliela. Mi credete se vi dico che nel juke box suonava “Quando finisce un amore”, la canzone che porta sfiga più di ogni altra nella storia della musica leggera?
Le donne hanno sempre un gusto crudele nella scelta dei momenti cruciali.

Non è che fosse più facile lasciare la ragazza venuta a noia. La frase chiave era: “ti devo parlare”. Ecco, fra persone intelligenti sarebbe bastata quella password per capirsi e passar oltre. Invece no, fra innamorati bisognava spiegarsi, farsi del male, ricorrere al repertorio del “sono in crisi”, “ho bisogno di tempo per pensare”, “ti meriti di più” o “vorrei solo sapere il perché”. Persone della cui intelligenza non dubito, che le stesse frasi avevano già usato in proprio per scaricare fidanzati usati, da innamorate confidavano seriamente all’amica “sai, ha bisogno di tempo per pensare...”. O, ancora più deprimente, “ci siamo presi un po’ di tempo per pensare”.

“Laura?”
“Ci siamo lasciati”
“Tu o lei?”
“Io. È scappata con un pianista e io l’ho lasciata”

Con gli anni qualcuno di noi ha imparato a controllarsi, qualcuno a corteggiare, qualcuno è diventato un professionista dell’innamoramento, qualcun altro del tradimento. Ma gli ostacoli non sono finiti. L'esperienza più dura è quando il meccanismo dell'innamoramento sembra scattare da entrambe le parti, la storia prende piede, le difese vengono abbassate e ci si lascia andare anima e corpo alla love story. Che è sempre un po’ sbilanciata da una parte, anche se è quella di Romeo e Giulietta. Si fanno progetti, si conta sul proprio amore. Fino a che uno dei due si accorge di essersi sbagliato. Sì, quella è la parte più dura: “quando finisce un amore”.

Anche qui c’è il repertorio:
“Non voglio nessuna se non posso avere lei”
“il mare è pieno di pesci”
“no, non capisci, per me c’è solo lei”
E in casa a soffrire.

Ricordo di una storia d’amore particolarmente passionale. Poi la storia finisce e io sono solo a casa a piangermi addosso. Passano i soliti amici e mi portano in discoteca, che è un posto già abbastanza odioso di per sè, ma diventa insopportabile quando sei triste. Sono lì come un idiota in silenzio con un gin tonic in mano (nessuno beve più gin tonic dagli anni settanta) a guardare nel vuoto, quando fa il suo ingresso una ragazza molto attraente, con un seguito di pretendenti. Mi riprendo, perché questa ragazza mi aveva corteggiato qualche mese prima, ma io niente perché ero già innamorato e soddisfatto (sono un tipo di indole fedele). Bene, mi avvicino, sfodero la cosa più vicina al sorriso che riesco ad esibire e pronuncio un “ciao” che vorrebbe essere affascinante (che nel frastuono della discoteca devi gridare, ed è molto difficile fare la voce gigiona che affascina urlando).
Lei mi guarda sorpresa, mi squadra da capo a piedi e butta li un: “come sei ridotto male”
Ecco, le donne sono così: annusano il successo e annusano la sfiga. E quella proprio non la vogliono. Inutile dire che sono uscito dalla discoteca in quello stesso istante per mai più tornarci.

Comunque essere innamorati è bellissimo. Ti fa sentire inserito nell’universo, in pace con la vita, ti fa sentire realizzato, ti fa godere di particolari che di solito neanche vedi, un lampione acceso, una panchina sotto la neve, un angolo romantico, una spiaggia che porterai nei tuoi ricordi per sempre. E i week-end giapponesi, quelli che passi senza alzarti dal letto neppure per mangiare, ti fai due spaghetti senza metterti le mutande e poi ancora a baciarti senza stancarti. Non ne abbiamo molte di vere-storie-d’Amore in una vita, e la cosa bella è che non le dimentichiamo più. Rimangono nostre comunque, perché le abbiamo vissute.

Però non confondiamo l'innamoramento con l'amore.

P.S.: poi ci sarebbe anche da sviscerare il capitolo del tradimento e dei traditori, che di fuori assomigliano agli esseri umani ma dentro ne sono completamente differenti. Ma toccherà ad un prossimo post...

mercoledì 17 dicembre 2008

Matilde di Canossa

Sull’Autostrada del Sole fra Reggio Emilia e Parma c’è un casello chiamato “Terre di Canossa”, che è il casello di cui nel medioevo si sarebbe senz’altro servita Matilde di Canossa se avesse posseduto un’automobile. Sono sicuro che avete sentito parlare di Cleopatra, di Giovanna d’Arco, di Caterina de Medici, di Anita Garibaldi ma non di Matilde: io non ne avevo mai sentito. Non posso escludere che a scuola la vita di Matilde si studi ma che io fossi assente tutte le volte che se ne è parlato, o fossi già stato interrogato e dunque distratto -- perché non è che il Medio Evo sia stato molto interessante da studiare e immagino neppure da vivere. Però io sospetto che di Matilde a scuola non si insegni, e lo trovo strano se considerate che non solo è stata la prima (ed unica) Regina d’Italia, ma anche la donna più potente del Medio Evo e forse di tutta quanta la Storia. Si narra che Matilde, dai lunghi capelli rossi, fosse fisicamente assai bella, e nel suo melange di spiritualità e carnalità fu certamente una figlia del Medio Evo ma nella sua forza ed intraprendenza anche un prototipo di donna moderna ante litteram. La sua vita è avvincente e sorprendente ed è per offrire il mio contributo a renderle merito che voglio raccontarla. Si potrebbe ricavarne un godibile film in costume.
Naturalmente se non credete a tutte le mie parole potete sempre arrivare al casello in questione, prendere per Canossa e chiedere ai nativi.

Matilde nacque poco dopo lo scoccare dell’anno mille (per la precisione era il 1046) e dunque visse nel basso medioevo a cavallo del 1100. Tempi bui. Fu figlia di Bonifacio di Canossa, un sanguigno reggiano simpaticamente chiamato “Il Tiranno”, e di una forte nobildonna di stirpe reale, Beatrice di Lotaringia, cugina dell’Imperatore Enrico III.
I Canossa governarono una vasta zona dell’Impero che con Matilde avrebbe compreso Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. Capitale il Castello di Canossa, che si trova nell’aspro Appennino Reggiano. Matilda crebbe nello sfarzo di corte ed era in grado di parlare bene il francese ed il tedesco. Quando però Matilde compì sei anni, nel corso di una battuta di caccia il padre “il Tiranno” fu raggiunto alla gola da una freccia, la cui punta per maggior efficacia era stata preventivamente avvelenata. Negli anni successivi anche entrambi i fratelli di Matilde ebbero a far ritorno in cielo aiutati, pare, dal veleno.
La madre dovette cercare protezione in un secondo matrimonio con un rozzo allemanno di nome Goffredo il Barbuto, che per sovrammercato volle imporre a Matilde come marito il proprio figlio Goffredo detto “il Gobbo”. Il Gobbo non si limitava a portare la gobba ma pure il suo collo era deturpato da un gozzo. La bella Matilde abbozzò e nel pieno fiore dei propri ventitré anni acconsentì ad accogliere sul proprio seno tanta bruttezza. Dapprima la dimora nuziale fu fissata in Germania, ma morto il Barbuto (Goffredo padre) Matilde si risolse a tornare, rocambolescamente, a Canossa. Qui il Gobbo volle seguirla, ma solo per morire senza gloria in un cesso reale, trafitto da una spada nel deretano durante l’espletamento delle proprie funzioni corporali. Pare che la spada non fu rimossa e che Matilde non offrì al coniuge neppure una messa di suffragio. Matilde divenne in quella occasione Marchesa ed al tempo Contessa di Canossa e delle terre d’Italia a settentrione di Roma.
Nell’anno domini 1076 nel corso della lotta per le investiture accadde che a causa di una marcata divergenza di opinioni Ildebrando di Soana, Papa con il nome di Gregorio VII, scomunicasse l’Imperatore Enrico IV, che era anche cugino di Matilde. L’influenza dei Canossa sul papato era tale che era nel loro Castello che si tenevano i Concili per la nomina del Papa, una procedura coniata di fresco per porre un limite al potere dell’Imperatore tedesco. Non a caso fu proprio davanti al portale del Castello di una trentenne Matilde che Enrico V dovette attendere inginocchiato per tre giorni e tre notti, esposto al rigido clima invernale dell’Appennino Reggiano, prima di essere ricevuto da Gregorio per implorarne ed ottenerne il perdono.
Si dice che quelli medioevali fossero tempi bui e quel che è certo è non si poteva riporre la propria fiducia neanche nella parola di un Imperatore. Enrico IV fu infatti di ritorno, ma questa volta armato, nel 1085 e mentre Gregorio VII se la dava a gambe, l’esercito di Matilde fermò le sue truppe a Sorbara, nei pressi di Modena.
Passarono altri cinque anni ed Enrico IV prese per la terza volta la via del Brennero per portare i suoi armati nella pianura del Po, deciso a sottomettere definitivamente il papato. Si narra che il potente esercito fu attirato dalla pianura nell’infido Appennino e che la rossa Matilde stessa si ponesse a cavallo in armi al comando dei suoi fedeli che, a dispetto del tradimento dei mantovani, diedero non solo scacco agli uomini dell’ Imperatore ma che approfittando delle risorse offertale dalle montagne, dispersero il potente esercito imperiale per sempre, guadagnandosi la sottomissione di Milano, Piacenza, Lodi e Cremona e il titolo di Regina d’Italia e Vicaria Papale per Matilde.

Dimenticato Goffredo il Gobbo, Matilde volle sposarsi nuovamente, di nuovo un tedesco ma questa volta diciannovenne, Guelfo Duca di Baviera. Matilde volle accogliere Guelfo a Canossa con il massimo sfarzo e decretò per il suo sposo ben 120 giorni di festa nuziale. Ma al contrario era destino che il matrimonio non dovesse durare che pochi giorni; si racconta che dopo esserglisi palesata nuda su una tavola nel proprio splendore per vincerne il forte riserbo, la focosa Matilde ebbe a cacciarlo dal regno con l’epiteto di Guelfo l’impotente.

La Regina Matilde morì a 69 anni di gotta senza lasciare eredi. Una sola figlia, Beatrice, le era morta in culla. Il regno andò in pezzi ed evidentemente da allora in pochi sentirono il desiderio di tramandarne la storia.

giovedì 20 novembre 2008

American Beauty


Quando ho visto per la prima volta American Beauty ero scapolo, e mi è davvero piaciuto. Ora che lo rivedo da sposato lo adoro.

martedì 7 ottobre 2008

donne #1


Ho rivisto il film Anything Else di Woody Allen (è quello con Cristina Ricci). È la più corrosiva satira che maschio abbia rivolto alla Donna. Sarà per questo che mi è piaciuto così tanto?

"Ti ho tradito, ma solo a scopo terapeutico. In fondo l'ho fatto per te, volevo sapere se riuscivo ancora ad avere orgasmi multipli"

"Sono cotta di te da quando ci siamo conosciuti. Non l'hai capito da come ti ignoravo?"

Ma come sempre la vita supera la finzione. Che ne dite di:

"Ti ho tradito ma è colpa tua"

"Ti ho tradito per farti ingelosire"

"Non capisci che sono stata con lui perché amo te?"