sabato 14 febbraio 2009

innamorati


Questa cosa dell’innamoramento è potentissima, ma non è una nostra esclusiva: anche gli animali si innamorano, e per amore fanno pazzie persino superiori alle nostre, del tipo di prendersi a cornate con la rincorsa. Ricordo un bastardino di nessuna speranza che passava giornate intere a digiuno a struggersi d’amore di fronte al portone della casa dove abitava la barboncina di cui s’era incautamente invaghito.
Forse la differenza è che agli animali l’innamoramento dura un po’ meno che a noi. La maggior parte di essi infatti si innamora solo durante l’estro, cioè il periodo in cui la femmina è in calore. L’animale si innamora solo per riprodursi; dopo essersi accoppiato cambia idea sul fascino della compagna e si allontana senza rimorsi. E se anche la femmina non dovesse concedergli le sue grazie, alla fine dell’estro decide comunque che non vale la pena di languire dietro ad una femmina capricciosa, e al motto di "chi non ci ama non ci merita", dimentica le pene d’amore e si da ad attività più virili, come la caccia.

Anche per noi umani questo fenomeno dell’innamoramento è un imbroglio, una illusione ottica per farci accoppiare. Però il progetto è quello di rimanere assieme anche dopo aver generato una progenie, ed è per questo che ci innamoriamo e ci accoppiamo indipendentemente dal calendario, in ogni giorno dell’anno.

Cosa ci spinga ad innamorarci di una persona anziché un’altra rimane un mistero irrisolto. Sono d’accordo che è probabilmente più facile perdere la testa per Nicole Kidman che per la Litizzetto, o George Clooney invece di Paolo Villaggio, ma non è questo il punto. Esiste un’attrazione elettrica o chimica che ci scatta per una certa persona, e che resta assolutamente invisibile agli altri. I più romantici sostengono che ci sia una predisposizione dettata dal destino, un’anima gemella che in qualche luogo attende proprio noi. Ma proprio in questa attrazione elettrochimica si cela una delle più grosse fregature dell’innamoramento. Perché questo meccanismo non è stato progettato bene: il fatto che scatti il meccanismo a uno, non corrisponde necessariamente allo scatto dell’altro. Voglio dire: se un’attrazione fra anime affini esiste, sarebbe corretto che fosse reciproca. Invece mentre uno comincia a sentir suonare le campane, l’altra può rimanere del tutto indifferente, se non addirittura infastidita dal corteggiamento.
Questo mal funzionamento del meccanismo dell’innamoramento è la causa dei più grossi struggimenti (potrei dire dolori) dell’adolescenza. Chi non ha pianto perché lei (o lui) rimaneva indifferente al proprio amore? Pare impossibile che mentre una persona è agitata dal rimescolamento violento degli ormoni, l’altra di questo frastuono non avverta nemmeno il fruscio. Anzi, per qualche crudele motivo, da adolescenti immaturi eravamo soliti morire per chi non ci voleva (quasi sempre una stronza) e trattavamo con freddezza o cattiveria chi invece ci apprezzava. È il cinismo de: “in amore vince chi fugge”.

Non c’è regalo che tenga: che c’è di peggio di presentare con tutto il proprio amore un regalo, per quanto prezioso, a chi volta lo sguardo dall’altra parte? Non potrò dimenticare il giovane e totalmente inesperto me stesso adolescente che torna da una gita scolastica a Firenze con una cintura di Gucci in tasca, e che viene lasciato (veramente allora si diceva piantato) dalla sua fidanzatina proprio all’appuntamento in cui avrebbe dovuto consegnargliela. Mi credete se vi dico che nel juke box suonava “Quando finisce un amore”, la canzone che porta sfiga più di ogni altra nella storia della musica leggera?
Le donne hanno sempre un gusto crudele nella scelta dei momenti cruciali.

Non è che fosse più facile lasciare la ragazza venuta a noia. La frase chiave era: “ti devo parlare”. Ecco, fra persone intelligenti sarebbe bastata quella password per capirsi e passar oltre. Invece no, fra innamorati bisognava spiegarsi, farsi del male, ricorrere al repertorio del “sono in crisi”, “ho bisogno di tempo per pensare”, “ti meriti di più” o “vorrei solo sapere il perché”. Persone della cui intelligenza non dubito, che le stesse frasi avevano già usato in proprio per scaricare fidanzati usati, da innamorate confidavano seriamente all’amica “sai, ha bisogno di tempo per pensare...”. O, ancora più deprimente, “ci siamo presi un po’ di tempo per pensare”.

“Laura?”
“Ci siamo lasciati”
“Tu o lei?”
“Io. È scappata con un pianista e io l’ho lasciata”

Con gli anni qualcuno di noi ha imparato a controllarsi, qualcuno a corteggiare, qualcuno è diventato un professionista dell’innamoramento, qualcun altro del tradimento. Ma gli ostacoli non sono finiti. L'esperienza più dura è quando il meccanismo dell'innamoramento sembra scattare da entrambe le parti, la storia prende piede, le difese vengono abbassate e ci si lascia andare anima e corpo alla love story. Che è sempre un po’ sbilanciata da una parte, anche se è quella di Romeo e Giulietta. Si fanno progetti, si conta sul proprio amore. Fino a che uno dei due si accorge di essersi sbagliato. Sì, quella è la parte più dura: “quando finisce un amore”.

Anche qui c’è il repertorio:
“Non voglio nessuna se non posso avere lei”
“il mare è pieno di pesci”
“no, non capisci, per me c’è solo lei”
E in casa a soffrire.

Ricordo di una storia d’amore particolarmente passionale. Poi la storia finisce e io sono solo a casa a piangermi addosso. Passano i soliti amici e mi portano in discoteca, che è un posto già abbastanza odioso di per sè, ma diventa insopportabile quando sei triste. Sono lì come un idiota in silenzio con un gin tonic in mano (nessuno beve più gin tonic dagli anni settanta) a guardare nel vuoto, quando fa il suo ingresso una ragazza molto attraente, con un seguito di pretendenti. Mi riprendo, perché questa ragazza mi aveva corteggiato qualche mese prima, ma io niente perché ero già innamorato e soddisfatto (sono un tipo di indole fedele). Bene, mi avvicino, sfodero la cosa più vicina al sorriso che riesco ad esibire e pronuncio un “ciao” che vorrebbe essere affascinante (che nel frastuono della discoteca devi gridare, ed è molto difficile fare la voce gigiona che affascina urlando).
Lei mi guarda sorpresa, mi squadra da capo a piedi e butta li un: “come sei ridotto male”
Ecco, le donne sono così: annusano il successo e annusano la sfiga. E quella proprio non la vogliono. Inutile dire che sono uscito dalla discoteca in quello stesso istante per mai più tornarci.

Comunque essere innamorati è bellissimo. Ti fa sentire inserito nell’universo, in pace con la vita, ti fa sentire realizzato, ti fa godere di particolari che di solito neanche vedi, un lampione acceso, una panchina sotto la neve, un angolo romantico, una spiaggia che porterai nei tuoi ricordi per sempre. E i week-end giapponesi, quelli che passi senza alzarti dal letto neppure per mangiare, ti fai due spaghetti senza metterti le mutande e poi ancora a baciarti senza stancarti. Non ne abbiamo molte di vere-storie-d’Amore in una vita, e la cosa bella è che non le dimentichiamo più. Rimangono nostre comunque, perché le abbiamo vissute.

Però non confondiamo l'innamoramento con l'amore.

P.S.: poi ci sarebbe anche da sviscerare il capitolo del tradimento e dei traditori, che di fuori assomigliano agli esseri umani ma dentro ne sono completamente differenti. Ma toccherà ad un prossimo post...

1 commento:

Blue Bottazzi ha detto...

...che poi l'ho capito solo adesso che Quando Finisce Un Amore nel juke-box non suonava per caso, ma sicuramente l'ha messa qualche stronzo di amico...