venerdì 16 gennaio 2009

Moda is a four letter word


Sotto casa mia hanno aperto un negozietto di scarpe economiche. Vendono scarpe di tutte le fogge a prezzi che variano fra i 15 e i 30 euro. La fila dei clienti inizia al mattino prima dell'apertura, e quand'è sera, un'ora dopo la chiusura, c'è ancora gente che spinge la porta. Questo è ovviamente un segnale importante di come la gente faccia fatica a pagare le cifre che l'euro richiede per acquistare vestiti, scarpe e quant'altro, nella rete di distribuzione “normale“. Spendere 250 euro per un paio di scarpe significa ovviamente sborsare mezzo milione delle vecchie lire, una cifra che non solo non è banale, ma che tante famiglie non possono permettersi. 
Il rovescio della medaglia del negozietto è, naturalmente, che le scarpe sono di bassa qualità. Si risparmia sui materiali, si risparmia sulla manifattura, e le scarpe dopo una stagione sono da buttare. Ora, la notizia è che anche per fare le scarpe (e i vestiti) griffati da 250 euro si risparmia sui materiali e sulla manifattura, ed anche quelle scarpe dopo una stagione sono da buttare. Non c'è nessuna differenza. 
Una volta, quando i vestiti erano di sartoria, la differenza fra un abito costoso ed uno povero era la qualità del tessuto, la lana, le cuciture, l'abilità del sarto. La differenza era evidente. La firma del sarto era il suggello di tanto lavoro.
Oggi accade esattamente il contrario. La firma è diventata un modo per vendere roba scadente a prezzi esorbitanti. Gli abiti non vengono più prodotti in Italia, ma in Cina o in Romania. I jeans che arrivano dalla Cina costano un dollaro l'uno, prezzo che comprende il tessuto, la paga dell'operaio che lo ha realizzato, i vari passaggi di mano fino alla frontiera, qualche tassa locale, il viaggio fino all'Italia. Arrivato qui il nome di qualche stilista sponsorizzato dalla TV gli fa lievitare il prezzo fino a 100 o anche 200 e persino 300 euro. 
Qualche tempo fa era stato intercettato dalla Guardia di Finanza un carico di questi jeans venduti direttamente dai cinesi a un distributore diverso, per venderli a basso prezzo. Il reato non era quello di vendere merce scadente o falsificata, ma di usare una firma senza possederne i diritti. I jeans, naturalmente, erano gli stessi. 
Questo discorso mi viene alla mente ogni volta che mi si inceppa una cerniera lampo di bassa qualità o che un abito viene rovinato da un lavaggio. Non c'è un giubbotto per quanto la firma sia prestigiosa la cui zip non si inceppi. 
Proviamo a fare un confronto con gli abiti tecnici, quelli che si usano per andare in moto o per scalare le montagne. Una cerniera lampo che si inceppa fa la differenza fra la vita e la morte. Gli abiti tecnici sono costosi perché sono preparati in modo meticoloso, con materiali come Goretex o Cordura che migliorano la qualità della nostra vita, con cuciture che all'occorrenza possono essere usate per aggrapparci la nostra corda in una discesa d'emergenza. La firma non diventa il motivo del prezzo, ma la certificazione della qualità. 
Purtroppo nel nostro Bel Paese le nostre competenze, glorificate dai mass media, non sono tecniche, tecnologiche, innovative, all'avanguardia. Le nostre scuole non ci preparano al futuro e le nostre leggi non promuovono ricerca e innovazione. Questa non è la strada per il futuro.

1 commento:

ste ha detto...

non stupiamoci. un tempo qualunque oggetto aveva una vita molto più lunga, fosse un vestito, una pentola o una bicicletta. poi la sua produzione continuava per decenni, con costanti piccoli miglioramenti che tendevano a farne un prodotto sempre più funzionale, pratico e resistente. uno spremiaranci è stato prodotto con la stessa forma per decenni, un borsalino è rimasto da sempre immutato, un cappotto passava di padre in figlio...

poi le esigenze dello sviluppo industriale hanno richiesto che il consumatore consumasse, dando un ritmo sempre più frenetico alla moda, che imponeva ad ogni stagione il rinnovo del guardaroba. dai vestiti si è passati a tutti gli altri oggetti. anche una matita oggi è di moda. lo scolaro ogni anno cambia astuccio, zaino, quaderni...

inutile mettere della qualità in un prodotto usa e getta. ogni stagione ci inventiamo la forchetta, deve essere diversa, strana, accattivante. chi ha il tempo di provarla, perfezionarne il disegno? tanto dopo un po' si rompe o la getti via...

e tutti hanno gli armadi pieni di magliette da due soldi...