venerdì 27 aprile 2012

la felicità è il cammino


C'è questa parola che mi piace, ed è TAO. So che Tao in cinese significa sentiero e che è un concetto della filosofia buddista ma io non conosco il buddismo perché sono inevitabilmente alieno a qualsiasi religione, per cui posso solo raccontare cosa la parola Tao significhi per me. Io vedo il Tao come una corrente, o come un puzzle da comporre. Quando una persona segue la propria corrente è coerente con il proprio Tao ed è inserita al proprio posto nel puzzle dell'Universo. Seguire il proprio Tao significa raggiungere la felicità. È come quando ti accarezzano i capelli (o il pelo, se sei un cane).
Molti non seguono il proprio Tao perché non lo conoscono, cioè non si conoscono. Importano modelli dall'esterno, dalla società, dalla TV, da una persona forte che li circonda (il padre che vuole per te il posto in banca, la madre, il marito, un amico figo un po' delinquente…) e non stanno a guardarsi dentro. Quando ero adolescente c'era quelli che dicevano: "scopri chi sei". Era una frase che mi faceva incazzare: cosa significava mai chi sono? Io ero io, facevo le cose che andavano fatte, seguivo le mode, mi mettevo le scarpe a punta ed i rayban e mi lasciavo crescere i capelli, seguivo gli amici, non capivo cosa significasse quel mantra. A guardarmi indietro quelli del Liceo sono stati gli anni più brutti della mia vita. Anni in cui non sapevo chi ero (appunto), mi muovevo a casaccio ed ero obbligato a studiare nozioni inutili insegnate da chi nella vita non aveva mai fatto altro che quello. Ho cominciato a trovare me stesso subito dopo, all'Università, vivendo fuori casa, fuori dalla famiglia, con altri amici, studiando quello che mi piaceva studiare e scoprendo me stesso attraverso le cose che mi piacciono: scrivere, ascoltare la musica, guardare le cose belle, che siano dipinti, case, paesaggi o belle ragazze. Ho scoperto l'amore, per esempio, e quello sicuramente era coerente con il mio Tao.
Non che trovare il proprio posto nell'Universo diventi cosa automatica se solo ti conosci. Per esempio l'amore può tradirti e tu non puoi farci niente. Puoi perdere il lavoro, può morirti una persona, insomma, viaggiare nel proprio Tao non è una cosa automatica. Una cosa che allontana le persone dal proprio sentiero è immaginare la propria realizzazione come un traguardo. Questo è un concetto molto cristiano: subisci una vita di soprusi e di ingiustizie, ma tu più ne prendi più sei contento, senza volerne a chi abusa di te e a chi ti impedisce di essere felice e senza ribellarti alle regole che ti costruiscono attorno una gabbia, perché il premio è nel posto dove sei diretto. Che non è neppure in questa vita: è oltre, il paradiso del puro, dove gli ultimi saranno i primi, il riposo del guerriero. Facile vendere una cosa che non esiste, più difficile è comprarla: non conosco tanta gente che aspetta impaziente il momento di trapassare a "miglior" vita. No, la felicità non sta nel traguardo né in un'obbiettivo, la felicità è nel sentiero, nel cammino, è lungo ogni passo della strada. La felicità è vivere giorno dopo giorno, non una settimana all'anno nella destinazione di un volo charter.
Non che il sentiero sia tracciato chiaramente, così come non sempre noi vogliamo avvertire la corrente che ci trascina lungo la via ma per qualche motivo ci ostiniamo a nuotare controcorrente lungo l'infelicità. Se posso continuare ad utilizzare per metafora parole che non conosco, il nostro volante per seguire il sentiero è il nostro carattere, il nostro yin ed il nostro yang. Lasciarsi sopraffare dall'una o dall'altra emozione, da tentazioni sbagliate, dall'odio, dal rancore, dall'orgoglio, dal desiderio incontrollato (i nonni ne avevano stilato un elenco: accidia, ira, superbia, avarizia, invidia, lussuria), gira il nostro volante troppo a destra o sinistra e ci porta dove non vorremmo, lungo strade che non sono le nostre. Scrivevo nel racconto "Il Ratto Baratto" (wow, mi autocito!): Come si può sapere quale parte del corpo ha espresso il desiderio? È molto semplice: se vi capita di avere l’acquolina in bocca, allora è stata lo stomaco. Se vi sentite un prurito sul cuore, allora è stata l’anima… per il futuro non scordatevene, perché è un buon modo di sapere se state facendo la cosa giusta.
A volte credo di essere sulla strada giusta, a volte mi domando se non l'abbia persa. Vivo in campagna, per la terza stagione, l'ho sempre desiderato e ne sono felice. Credo di essermi sempre immaginato vivere in una casa colonica, con una moglie che amo, due bimbi, qualche animale ed una giardinetta (è il modo con cui una volta si chiamavano le station wagon, ai tempi di quelle americane con il legno sulle portiere). In campagna ci abito, di animali ho Jack (che più animale di lui...), la bimba è meravigliosa, amare ho amato e sono stato amato, ma ho sbagliato matrimonio e ora mi ritrovo solo. Ogni tanto credo di innamorarmi ma invece… "era un calesse". Amo la musica, amo scrivere e credo di avere abbastanza materiale da poter realizzare anche quello, amo muovermi in moto. La solitudine quella non mi appartiene, ma insomma si vede che il mio cammino sta attraversando quella regione. Spero si intrecci presto con un altro sentiero.
Paths that cross…

2 commenti:

Blue Bottazzi ha detto...

La felicità è la strada #1 lo avevo scritto il 3 ottobre 2008. Sono quasi quattro anni di cammino.

http://bluebottazziblog.blogspot.it/2008/10/la-felicit-la-strada.html

red ha detto...

Caro Blue, non so se sarà un fatto legato all'età (siamo separati da meno di un anno di differenza) ma in questo periodo mi ci ritrovo molto nei tuoi post.
Commenterò a parte quando ho tempo quello del 1 maggio, che sconfina nel sociale e merita di essere approfondito anch'esso.
Happiness is the road...
Anch'io credo che sia così, ma ultimamente è diventato difficile capire dove va la strada.
Ho passato tanti anni sulla strada tracciata dal cervello, cercando di non vedere le altre strade che pure c'erano.
Posso dire di esserci riuscito e davvero sulla mia strada si poteva raccogliere la felicità.
Ma così facendo non mi ero reso conto che in realtà avevo creato una barriera tra la mia strada e quella degli altri e probabilmente la felicità era qualcosa di artificiale.
Finchè non arriva qualcuno che rompe la barriera a capocciate e allora le strade diventano così tante che non sai più dove andare e per non sbagliare stai fermo.
Ma in questo modo non riesci nemmeno più a raccogliere quella felicità che prima potevi trovare abbastanza facilmente (bastava camminare, la strada era una sola).
A naso direi che si stava meglio prima, ma non ne sarei sicuro.